L’INDICIBILE DI MARIA E GIUSEPPE. La nascita miracolosa di Gesù resa nota solo dopo la risurrezione
di Fernando De Angelis (28/3/26)
A.La Storia è un punto di vista, non una Scienza.
Per rendersi conto di quanto il racconto può variare in base al punto di vista, basta vedere come i diversi giornali trattano i fatti del giorno precedente. Ognuno sceglie quali riportare e quali ignorare, decidendo poi a quali fatti dare più rilevanza e quali porre in secondo piano, interpretandoli infine in base ai propri presupposti.
Già i tre Vangeli sinottici fanno vedere che, usando grossomodo gli stessi materiali, si può fare un ritratto di Gesù adattato ai destinatari scelti. Matteo si rivolge principalmente ai Giudei, Marco ai Romani e Luca al vario mondo di lingua greca. È comunque il Vangelo di Giovanni che, in confronto ai sinottici, fa vedere quanto può essere diverso il racconto. La Storia può essere fatta in modo onesto o no, ben documentata o meno, ma non può essere “Scienza”, come molti pretendono. Nelle Università ci sono corsi di “Scienze storiche”, ma è una contraddizione, perché la Scienza è oggettiva, mentre la Storia è sempre molto soggettiva.
Matteo e Luca mettono all’inizio la nascita miracolosa di Gesù per opera dello Spirito Santo (Matteo 1:18-25; Luca 1:26-38). Leggere poi il racconto sotto quella luce è un aiuto per comprendere meglio ciò che Gesù ha fatto e insegnato. Questo però ci porta a pensare che anche chi ascoltava Gesù sapesse della sua nascita miracolosa. Nel valutare il comportamento degli ascoltatori, perciò, dobbiamo tener conto che è nel racconto che la nascita miracolosa è all’inizio, mentre nella realtà anche gli apostoli lo seppero solo alla fine, cioè dopo la risurrezione. Come ora mostreremo, basandoci sui Vangeli.
B. Gli ascoltatori di Gesù non sapevano della sua nascita miracolosa.
Per Filippo, Gesù veniva «da Nazaret, figlio di Giuseppe» (1:45). Natanaele lo definì «Figlio di Dio» (Giovanni 1:45,49), ma non aveva il significato che oggi gli si dà, perché si collegava a Salomone, «Figlio di Dio» adottato (2Samuele 7:14), che faceva considerare «Figli di Dio» la sua discendenza, specie quell’atteso glorioso re che ne avrebbe ereditato il regno.
Il pubblico ignorava la nascita miracolosa di Gesù, infatti i Giudei si chiesero: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?». Confermandolo con il dire: «Costui sappiamo di dov’è; il Messia invece, quando verrà, nessuno saprà di dove egli sia» (Giovanni 6:42; 7:27).
A Nazaret ne ignoravano la nascita miracolosa, data la loro reazione quando Gesù dichiarò di essere il Messia: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?» «E si scandalizzavano per causa sua» (Matteo 13:54-57).
Il Messia doveva discendere da Davide, perciò l’angelo chiamò Giuseppe «Figlio di Davide» (Matteo 1:20). Se Gesù era figlio di Davide solo adottivo e non naturale, allora non aveva pieno titolo per essere il Messia? Il problema si può superare considerando la genealogia di Luca 3:23-38, che è diversa da quella in Matteo 1, come riguardante Maria, discendente di Davide anche lei. Su questo ci siamo soffermati nel libro dedicato al Vangelo di Matteo (Approfondimento n. 2, “Considerazioni sulle genealogie in Matteo e Luca”, pagina 53).
Paolo, che evidentemente conosceva la nascita miracolosa di Gesù, si limitò a indicarlo come «nato dalla stirpe di Davide secondo la carne» e che ha dimostrato il suo essere «Figlio di Dio» attraverso la risurrezione (Romani 1:3-4). Evita così di entrare nei dettagli sulla nascita di Gesù, perché chi non crede tende ad interpretarli in modo malevolo.
Giovanni pure evita i dettagli sulla nascita miracolosa di Gesù, rendendoli però impliciti quando afferma che Gesù esisteva già «dal principio» (Giovanni 1:1), ribadendo in seguito l’esistenza di Gesù prima della sua nascita umana (per esempio, 8:58 e 17:5).
Luca è più dettagliato di Matteo, nel descrivere che Maria rimase incinta per opera dello Spirito Santo (confrontare Luca 1:34-35 con Matteo 1:18), ma poi precisa che Maria «serbava tutte queste cose in cuor suo» (2:51). Luca mette pure in evidenza che Giuseppe era il padre di Gesù non realmente, ma «come credevasi» (Luca 3:23), confermando così che la gente non era a conoscenza della nascita miracolosa di Gesù.
Gesù evidentemente sapeva come era nato. Nei credenti crea imbarazzo il fatto che Maria, Giuseppe e Gesù abbiano per 30 anni evitato di raccontare la verità, dato che la menzogna è definita come figlia del Diavolo (Giovanni 8:44). Anche Paolo è chiaro: «Bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo» (Efesini 4:25). Per evitare l’imbarazzo, di solito i cristiani ignorano il problema, senza considerare che per la Bibbia anche questa regola ha le sue eccezioni. Facciamo solo 2 esempi.
In Esodo 1 è scritto che le levatrici si rifiutarono di ubbidire al Faraone e non uccisero i neonati, giustificandosi con una menzogna (versetti 15-19). Dio non le rimproverò, ma «fece del bene a quelle levatrici; e il popolo si moltiplicò e divenne oltremodo potente. E siccome quelle levatrici temettero Iddio, egli fece prosperare le loro case» (versetti 20-21).
Significativo è pure quando Dio invitò il profeta Samuele ad andare da Isai di Betlemme, per ungere un re che sostituisse Saul (1Samuele 16). Samuele obiettò: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Dio rispose invitando Samuele a dire solo una parte secondaria della verità: «Prenderai con te una giovenca, e dirai: “Sono venuto a offrire un sacrificio a Javè”. Inviterai Isai al sacrificio; io ti farò sapere quello che dovrai fare» (versetti 2-3).
Non è il caso di approfondire un tema così complesso, concludiamo perciò con una sintesi fatta da Gesù stesso: «Non c’è niente di nascosto che non debba essere scoperto, né di occulto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti» (Matteo 10:26-27). Prima o poi la verità deve emergere, ma occorre saper valutare i tempi e, per il racconto di quella nascita miracolosa, i tempi opportuni verranno alla fine della storia.
Un comportamento, comunque, va valutato anche sulla base dell’alternativa concreta che si pone. Proveremo perciò ad immaginare cosa sarebbe successo se Giuseppe avesse deciso di raccontare subito tutta la verità.
C. Come avrebbero accolto a Nazaret la verità sulla nascita di Gesù?
Era una giornata piovigginosa e non si poteva andare nei campi. Allora Ruben pensò di andare dal falegname Giuseppe a far aggiustare una porta. Ruben era un tipo estroverso e così, nell’attesa, si mise a raccontare alcuni episodi della sua vita. Poi chiese a Giuseppe: «Tu quando ti sei sposato?». «Due anni dopo di te, ad aprile». «E il primo figlio quando lo hai avuto?» «Alla fine di quell’anno». «Allora con Maria non siete riusciti a trattenervi ed a rispettare le regole». «No, no! Io e Maria ci abbiamo sempre tenuto a rispettare la legge di Dio. È che Maria è rimasta incinta per opera dello Spirito Santo». «Ma di quale Dio parli? Nelle Scritture lo Spirito Santo riempie i cuori, mica mette incinte le giovani fidanzate!» «Anche io pensavo così, ma mentre dormivo un angelo mi ha detto in sogno di credere al racconto di Maria» (Matteo 1:19-21). «Converrai che è difficile crederlo, comunque devo andare a sbrigare una faccenda, perciò ripasserò più tardi a riprendere la porta».
Appena incontrato un amico, Ruben raccontò la strana conversazione avuta con il falegname, che diceva di osservare le Scritture, ma in realtà era un credulone che si era allontanato dal Dio di Abramo e di Mosè. La voce si sparse subito per tutta Nazaret. Gesù cominciò ad essere scansato dagli altri ragazzini, che gli diedero il soprannome di “Spirito Santo”. Quando Maria andò alla fonte, appena la videro da lontano, le donne che erano lì cominciarono a scambiarsi delle battute e a ridere. Quando si fu avvicinata, quella più audace e maliziosa le chiese: Com’era lo Spirito Santo? Biondo o bruno? Certo era un bell’uomo per riuscire a sedurti».
Non fu più possibile vivere a Nazaret e decisero di trasferirsi in un’altra città sufficientemente lontana, sperando che quelle voci non arrivassero fino là.
D. Conclusione.
Ci sono cose che devono restare riservate e bisogna rendersi conto delle conseguenze di ciò che si dice, altrimenti non si è sinceri, ma solo sciocchi. I tempi adatti per far conoscere la nascita miracolosa di Gesù saranno quelli dopo la risurrezione e ancor più dopo l’ascensione. Tre anni di vita pubblica così miracolosa e una sua conclusione ancor più straordinaria, rendevano coerente e credibile la nascita miracolosa di Gesù. Solo allora Maria dovrebbe averla raccontata ai discepoli, protetta dalla loro stima e affetto. Quando ormai né Giuseppe, che era morto, e né Gesù potevano riceverne danno. Mentre il rivelarlo alla fine faceva comprendere meglio la vita e i discorsi di Gesù, rinforzando la fede dei suoi discepoli.