Fernando De Angelis

DA ADAMO AGLI APOSTOLI

Una panoramica di tutta la Bibbia basata sul testo in sé

 

Volume VI

La lettera agli Ebrei nel suo contesto

Oltre gli equivoci della cristianità (Bozza 2)

 

Capitolo 2. SINTESI INIZIALE (1:1-3)

Con poche parole iniziali si vuole dare subito il senso complessivo della Lettera (1:1-2), facendolo seguire da un primo breve ampliamento (1:3), per poi svolgere la prima delle cinque riflessioni dottrinali, riguardante la superiorità di Gesù rispetto agli angeli (1:4-14). Un inizio “a cerchi concentrici” simile a quello del Vangelo di Giovanni (cfr. Giov 1:1-3; 1:4-5; 1:6-18).

«Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (1:1-2 a).

Questo inizio viene abbastanza citato e, nel commentarlo, in genere si esalta la straordinaria novità della venuta del Figlio di Dio, incomparabilmente superiore ai profeti. Esaltare Gesù non è certamente sbagliato e la Lettera agli Ebrei lo fa abbondantemente, ma l’Autore ha ritenuto importante sottolineare prima la continuità fra Gesù e la storia precedente.

Il testo non dice che prima hanno parlato i profeti e poi Gesù, ma che è sempre lo stesso Dio a parlare, prima per mezzo dei profeti e poi per mezzo del Figlio. La sostanza di un messaggio dipende da chi lo elabora e lo invia, mentre il mezzo usato per trasmetterlo ha un’importanza secondaria, anche se il Figlio lo ha evidentemente trasmesso meglio.

Le parole che seguono, comunque, danno un colpo mortale all’idea della discontinuità, ma chi ama esaltare solo la novità di Gesù, dimentica subito quelle parole, continuando a cercare e sottolineare ciò che più gli è gradito.

«Figlio che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi» (1:2b).

«Erede di tutte le cose» significa che al Figlio appartiene il futuro, invece «mediante il quale ha pure creato i mondi» vuol dire che l’azione del Figlio nel mondo non comincia con i Vangeli, ma alla creazione, gioè in Genesi 1. Questo è ben noto a tutti, ma poi molti non ne tengono quasi mai conto, continuando a considerare la nascita di Gesù come una svolta radicale, vedendo soprattutto contrasti fra il tempo dopo la nascita di Gesù e quello anteriore.

Il Figlio è lo «splendore della gloria di Dio e impronta della sua essenza» (1:3 a).

È un modo per dichiarare che il Figlio, proprio in quanto Figlio, condivide la stessa natura del Padre, ma come persona è chiaramente distinto dal Padre.

Il Figlio «che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza» (1:3b).

Prima il Figlio è stato posto al centro del futuro e del passato (1:2b), ora viene posto al centro anche del presente. In modo simile Paolo, in Colossesi 1:16-17, pone Gesù al centro delle tre dimensioni del tempo: «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui».

«Dopo aver fatto la purificazione dei peccati» (1:3c).

Gesù ha evidentemente espiato i nostri peccati con la crocifissione, ma anche qui emerge qualcosa che è ben noto e che a molti fa comodo dimenticare, cioè che il sacrificio di Gesù ha permesso a Dio di perdonare già da prima, come si può vedere dopo il peccato di Adamo. Quando Israele uscì dall’Egitto, il sangue di un agnello messo sull’ingresso di una casa evitava il giudizio di Dio su tutti quelli che erano all’interno (Eso 12:7-13). Non perché quel sangue avesse un valore magico, ma perché rappresentava il sangue che sarebbe stato versato da Gesù, «l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Giov 1:29). Un tema su cui si avrà modo di soffermarsi (per es. cap. 8/B).

«Si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi» (1:3d).

Lo stare «seduto» di Gesù alla destra di Dio Padre è spesso interpretato in modo esagerato, cioè come se Gesù stesse lì fermo e inoperoso da duemila anni! Stare seduto alla destra del Padre, invece, indica la sua posizione, cioè il suo operare e regnare con potenza, in sintonia e collaborazione con il Padre. Su questo ci siamo un po’ soffermati nel libro sul Vangelo di Matteo (“Gesù è con noi tutti i giorni o è in cielo?”, cap. 33/2/E), perciò ci limitiamo a ricordare che, dopo l’ascensione, Gesù è apparso a Paolo sulla via per Damasco e non solo (Atti 9:4; 18:9; 22:18; 23:11), confermando la sua promessa di essere con noi «tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente» (Mat 18:20). Gesù è vivente e ama stare fra le chiese (Apo capp. 2-3), per questo la Lettera agli Ebrei ce lo presenta come a noi molto vicino e pronto a soccorrerci (per es. 4:15-16).