Alessia Lanini

DA ADAMO AGLI APOSTOLI

Una panoramica di tutta la Bibbia basata sul testo in sé

Volume (da definire)

Scuola elementare di cristianesimo

Dialoghi sulla prima lettera di Paolo ai Corinzi, condotti da Fernando De Angelis

BOZZA 1 DEL DIALOGO 2:

1CORINZI 1:5-9

Scarica qui il file Dialoghi 1-2

1.La scelta di approfondire le “questioni divisive”

2.Arricchiti in Gesù, attendendo il ritorno di Gesù (1:5-7)

3.Custoditi da Dio fino “al giorno di Gesù” (1:8)

4.Comunione con Gesù vivente (1:9)

Approfondimento n. 1. Si può perdere la salvezza? L’equilibrata risposta della Bibbia

A.La certezza della salvezza e la paura di perderla

B.I passi biblici che mettono insieme le due cose

C.A Giovanni stava a cuore questo argomento, perciò fa chiarezza

Approfondimento n. 2. Il giorno del Signore dai profeti al Nuovo Testamento

A.Il “giorno del Signore” nei profeti

B.Importanti sviluppi in Daniele

C.Il “giorno del Signore” nei Vangeli

 

1.LA SCELTA DI APPROFONDIRE LE “QUESTIONI DIVISIVE”

Ribadiamo che desideriamo di cogliere il senso della 1Corinzi vista nella sua specificità, seguendo la concatenazione del ragionamento che Paolo porta avanti. Ricorrrendo perciò limitatamente all’apporto degli altri scritti di Paolo e ancor meno alle altre parti della Bibbia. Perché più che uno studio “biblico” vogliamo fare quello della 1Corinzi.

In questa Lettera emergono però temi che sono molto “divisivi” per l’odierna cristianità, cioè temi sui quali ci sono opinioni contrastanti e che sono causa di divisione, sia fra i vari gruppi e sia all’interno dei gruppi. Su questi temi non vogliamo sorvolare, ma provare ad illuminarli usando in questo caso l’intera Bibbia, cercandone una sintesi da sviluppare in opportuni Approfondimenti a sé stanti.

 

2.ARRICCHITI IN GESÙ, ATTENDENDO IL RITORNO DI GESÙ (1:5-7)

«Perché IN lui siete stati arricchiti»(1:5a). 

È evidente che per Paolo fosse differente essere arricchiti IN Gesù, anziché DA Gesù. Essere arricchiti da qualcuno significa esserlo dall’esterno, mentre essere arricchiti in qualcuno significa esserlo come interni a lui. Nel caso di Gesù, significa esserlo in quanto entrati in sintonia con lui. In un certo senso, i credenti sono Gesù, sono parte del suo “corpo”, come vedremo in più passaggi di questa Lettera, fra i quali anticipiamo 12:27: «Voi siete il corpo di Cristo e membra di esso».

Quando Paolo perseguitava i credenti, non a caso, Gesù gli disse: «Perché MI perseguiti?» (Atti 9:4). Mentre in Giovanni 17:21 è scritto: «Che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei IN me e io IN te, anch’essi siano IN noi». Siamo dunque addirittura chiamati ad essere interni al rapporto fra il Padre e Gesù. Dobbiamo comprendere il Padre in modo diverso dal fratello maggiore del cosiddetto figlio prodigo (Luca 15:28-31), il quale pensava che il padre fosse avaro, mentre le cose del padre in realtà già gli appartenevano e avrebbe potuto farne uso.

«Arricchiti di ogni cosa, di ogni dono di parola e di ogni conoscenza […] non mancate di alcun carisma» (1:5b-7a). 

Sembra che i Corinzi abbondassero in tutto! Eppure andando più avanti ci accorgeremo che erano come una Ferrari a cui manca una ruota, diventando così inutilizzabile. Ai Corinzi mancava la disponibilità ad amare e, nel capitolo 13, Paolo definisce l’amore come un fattore decisivo, senza il quale tutto il resto non ha valore e sarebbe  perciò un «nulla» (13:2).

Un altro problema era l’individualismo, per cui ognuno ricercava il proprio utile, trascurando l’uso dei doni di Dio a favore dell’intera comunità (10:23-33).

«Mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Messia»(1:7b). 

Aspettare la manifestazione di Gesù significava aspettare il ritorno di Gesù nel mondo, cioè «il giorno del Signore nostro Gesù Messia», detto subito sotto in altre parole (1Cor 1:8b). Viene qui espressa un’impostazione che attraversa tutta la Bibbia, dove Dio crea Adamo non per portarlo in cielo, ma per stare insieme a lui sulla Terra, desiderio manifestato anche durante l’Esodo e con il Tempio, che Dio realizzerà pienamente alla fine dei tempi (Eso ; 1Re ; Apo ;). Un tema che comunque ritroveremo, per esempio nel capitolo 15.

 

3.CUSTODITI DA DIO FINO “AL GIORNO DI GESÙ” (1:8)

Gesù «vi renderà saldi sino alla fine»(1:8a). 

L’espressione di Paolo richiama una frase di Gesù: «Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato» (Mat 10:22; 24:13). Paolo vuole rassicurare i credenti, invitandoli a essere fiduciosi sulla loro perseveranza, perché sarà Gesù stesso a realizzarla: «EGLI vi renderà…».

Il concetto è ripreso in 1:30: «È grazie a lui (a Dio) che voi siete nel Messia Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione». Come pure in 6:11: «Siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Messia e mediante lo Spirito del nostro Dio». Dio produce in noi non solo la salvezza, ma anche la santificazione e quella perseveranza che ci porta fino alla piena redenzione. Non è un’opera nostra, ma il frutto dell’opera di Dio in noi.

Il fatto che è Dio a operare in noi con la sua potenza, ci fa sentire la sua grazia, anche se noi restiamo sempre mancanti, dato che non riusciamo ad osservare quel comandamento di Gesù che li riassume tutti: «Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mat 5:48).

Abbiamo così toccato quel tema della “certezza della salvezza” che è molto “divisivo” e al quale dedichiamo l’Approfondimento n. 1, posto alla fine del capitolo.

«Perché siate irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Messia»(1:8b). 

Questa espressione di Paolo è un evidente adattamento del «Giorno di Javè» che troviamo nell’Antico Testamento: un concetto complesso che è necessario chiarire e che affronteremo nell’Approfondimento n. 2, anch’esso posto alla fine del capitolo.

 

4.COMUNIONE CON GESÙ VIVENTE (1:9)

‹‹Fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Messia, nostro Signore»(1:9). 

Siamo stati chiamati alla comunione con Gesù, cioè ad avere con lui un rapporto intimo. Paolo ci si relazionava come se fosse vivente, perché Gesù È VIVENTE! Non ha infatti smesso di relazionarsi con i suoi discepoli, ma ha continuato a farlo in modo simile a come lo faceva prima della sua ascensione.

Nell’Antico Testamento è scritto ‹‹chiunque avrà invocato il nome di Javè verrà salvato›› (Gioele 2:32), e nel Nuovo Testamento questo viene applicato a Gesù (Atti 2:21; Rom 10:13). Possiamo allora invocare Gesù, chiedere a lui e supplicarlo, approfondendo per mezzo di lui la relazione con il Padre e inserendoci così nella famiglia di Dio.

 

APPROFONDIMENTO n. 1

SI PUÒ PERDERE LA SALVEZZA? L’EQUILIBRATA RISPOSTA DELLA BIBBIA

A.La certezza della salvezza e la paura di perderla.

Alcuni sostengono che, «una volta salvati, si resta sempre salvati», cioè che la salvezza non si può perdere. Altri sottolineano che, dopo essere stati salvati per grazia, abbiamo il dovere di «perseverare sino alla fine», come affermato da Gesù (Mat 10:22; 24:13).

La dottrina della “certezza della salvezza” può essere abusata in vari modi. Quello più comune è di utilizzarla per illudere le persone, spingendole a essere fiduciose in una salvezza che in realtà non hanno. Un altro abuso è utilizzarla come una “autorizzazione a dormire”. Le applicazioni distorte aiutano a comprendere perché sia una dottrina contrastata da non pochi.

Il concetto della perdita della salvezza, però, stravolge l’intero Nuovo Testamento, perché sostanzialmente nega la salvezza per grazia e la mette nelle nostre mani. Se la salvezza è un’opera miracolosa di Dio, però, può essere disfatta soltanto da un altro miracolo di Dio, non da noi. Se la salvezza è un dono non può esserci tolta, perché un dono diventa irreversibilmente nostro. Se ci rapportiamo con un Dio che da un momento all’altro può buttarci fuori di casa, allora non siamo figli, ma servi. Dio ci salva con un’adozione che è di per sé irreversibile: il divenire “figli di Dio” non può perciò essere revocato.

 

B.I passi biblici che mettono insieme le due cose.

In presenza di tesi contrastanti, non bisogna accumulare versetti biblici nel tentativo di far pendere la bilancia dalla nostra parte, ma cercare quei versetti che mettono in relazione le due tesi e le armonizzano: ne riporteremo alcuni, accompagnati da un breve commento.

Galati 3:1-3: «O Galati insensati, chi vi ha ammaliati? […] Siete così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne?».

Filippesi 1:6: «Ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al giorno di Messia Gesù».

Un percorso con Dio iniziato sul fondamento della grazia e sulla fiducia in Dio, non può svilupparsi e compiersi sul fondamento del nostro sforzo e della nostra fedeltà.

Filippesi 2:12-13: «Adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo».

È un passo molto significativo, perché mette insieme i due aspetti. Infatti esorta a portare «a compimento» la nostra salvezza «con timore e tremore», non però per paura di non riuscirci, ma perché è Dio che opera nei credenti secondo un suo disegno «benevolo».

Romani 8:15-16: «Voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: “Abbà! Padre!” Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio».

Ci sono credenti che credono nella perdita della salvezza, ma che si rapportano con Dio senza paura. Sono fiduciosi perché è lo Spirito Santo, che abita in loro, a convincerli di essere entrati per sempre nella benevolenza di Dio. Altri credenti, viceversa, non si sentono salvati nonostante ascoltino e si ripetano i versetti sulla sicurezza della salvezza. Perché è solo quello Spirito di Dio che non sentono in loro stessi, che può radicare la certezza nel nostro spirito in modo indelebile.

Più avanti Paolo rinforza e porta a compimento la sua argomentazione, inserendo l’essere giustificati da Dio in una concatenazione che, partendo dalla preconoscenza di Dio, arriva alla glorificazione dei credenti, con le varie tappe che si legano inscindibilmente le une alle altre, autorizzando i credenti a ritenersi già predestinati alla gloria finale.

Romani 8:29-30: «Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati».

Bisogna però usare con prudenza “l’elicottero”, cioè l’andare direttamente nel mezzo di un libro della Bibbia. Per esempio, Paolo fa precedere queste sue conclusioni da versetti nei quali ci sono quattro «se». Le conclusioni, perciò, possono essere applicate solo sulla base delle quattro condizioni che le premettono.

Romani 8:9-11: «Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito del Messia, egli non appartiene a lui. Ma se il Messia è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato il Messia dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi».

Un altro collegamento è con i successivi capitoli 9-11, dov’è affrontto il rapporto di Dio con Israele. Alcuni studi sulla Lettera ai Romani si fermano al capitolo 8, perché sono interessati alla “dottrina cristiana” e considerano “la questione Israele” come il passaggio ad un altro argomento. Per Paolo, invece, non sarebbe possibile avere fiducia in un Dio che non abbia mantenuto e che non manterrà le sue promesse a Israele. Se Dio avesse eletto Israele e poi l’avesse scartato, allora potrebbe farlo anche con noi. I capitoli 9-11 sono allora essenziali e rafforzano quanto detto precedentemente. Non dobbiamo però concentrarci troppo su Romani 9-11, fissandoci sul significato di singole parole, perché quei capitoli riassumono quanto ampiamente espresso nell’intero Antico Testamento. I capitoli 9-11 di Romani risulteranno molto più chiari, se teniamo presente la grazia verso Israele che Dio manifesta nell’Antico Testamento. Ci limitiamo a riassumerne alcuni.

Levitico 26:44-45. La disubbidienza di Israele avrebbe comportato punizioni estreme, ma non la perdita della sua elezione, perché le promesse fatte ai loro antenati l’avrebbero comunque fatto restare “popolo di Dio”.

Deuteronomio 32:1-43. Anche qui sembra che Dio voglia chiudere il suo rapporto con Israele, ma alla fine riemerge l’incancellabile elezione: «Gentili, cantate le lodi del suo popolo! Poiché Javè vendica il sangue dei suoi servi, fa ricadere la sua vendetta sopra i suoi avversari, ma si mostra propizio alla sua terra, al suo popolo». Andamento analogo ha il capitolo successivo, che così termina: «Te beato, Israele! Chi è pari a te, popolo salvato da Javè? Egli è lo scudo che ti protegge, e la spada che ti fa trionfare» (Deu 33:29).

Ezechiele 20:30-40. Nonostante che Israele abbia deciso di darsi all’idolatria, Dio non si arrende e lo rimette nei vincoli del patto, fino a ritrovare la piena armonia.

Ezechiele 16:46-63. Il regno di Giuda era diventato peggio di quello di Samaria e di Sodoma, perciò avrebbe meritato lo stesso severo giudizio. Dio però si ricorda del patto che ha fatto e che vuole portare a compimento, nonostante Israele lo abbia tradito. Israele arrossirà allora dalla vergogna, dice Dio, «quando ti avrò perdonato tutto quello che hai fatto» (v. 63).

 

C.A Giovanni stava a cuore questo argomento, perciò fa chiarezza.

Negli scritti di Giovanni troviamo diversi versetti decisivi riguardanti la certezza della salvezza. Sulla base dei soli Vangeli sinottici, per esempio, si potrebbe pensare che Giuda alla fine abbia perso la fede. Giovanni invece mette in chiaro che Giuda non era mai stato un vero credente, perché già nella fase iniziale Gesù aveva avvertito: «Non ho io scelto voi dodici, eppure, uno di voi è un diavolo» (Giov 6:70). Gesù non dice che diventerà un diavolo, ma che già lo era. In seguito Giuda è descritto come uno che rubava il denaro dalla cassa comune, nonostante sembrasse come gli altri undici (12:6; 13:21-22).

In Giovanni 2:23-25 è scritto molti credettero in Gesù, ma Gesù non si fidava di loro. C’è dunque un modo di credere in Gesù che egli non accoglie: solo quando Gesù si fida di noi ci dona il suo Spirito e si produce in noi una nuova nascita.

Un discorso simile lo troviamo più avanti, dove pure è detto che molti credettero in lui, ma ad essi Gesù disse: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli›› (Giov 8:30-31). La perseveranza non li avrebbe fatti restare credenti, ma avrebbe mostrato ciò che in quel momento erano veramente. Il credere può allora essere l’inizio di un percorso, che può o non può giungere alla maturazione, cioè all’instaurarsi di una reciproca relazione con Gesù, che ci fa essere adottati da Dio e perciò irreversibilmente suoi figli.

Questi casi particolari rappresentano per Giovanni un principio generale che è ben descritto nella sua prima Lettera: «Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi» (1Giov 2:19). Non dice che «ora non sono più dei nostri», ma che non lo erano nemmeno prima

 

APPROFONDIMENTO n. 2

IL GIORNO DEL SIGNORE DAI PROFETI AL NUOVO TESTAMENTO

«Perché siate irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Messia»(1:8b). 

 

A.Il “giorno del Signore” nei profeti.

Nell’Antico Testamento troviamo più volte l’espressione “giorno di Javé” o, nella versione greca, «giorno del Signore» (Isa 13:6-9; Eze 30:3; Gioele 1:15; 2:1,11; 3:4; 4.:14; Amos 5:18-27; Abdia v. 15; Sofonia 1:7,14-18). La conclusione che si può trarre, esaminando il contesto dei vari passi, è che quando un profeta parla di un «giorno del SIGNORE», si riferisce ad un particolare momento nel quale Dio manifesterà il suo giudizio. Di «giorni del SIGNORE», insomma, ce ne sono stati diversi (Diluvio, Sodoma, distruzione del regno di Samaria prima e di Giuda poi, giudizio su Babilonia). I giudizi di Dio non sono certo finiti e ci sarà anche un «giorno del SIGNORE» nel futuro, il quale avrà una qualche rassomiglianza con quelli del passato. Interpretare però i passi dell’Antico Testamento sul «giorno del SIGNORE» come se rivelassero alla lettera un futuro “giorno del SIGNORE”, mostra che non si tiene conto che ai profeti interessava molto più il loro presente e il futuro vicino, piuttosto che un futuro lontano al quale troppo spesso si tenta di piegarli. (Ripreso dal Riassunto dell’Antico Testamento, cap. 42, par. 1/F).

 

B.Importanti sviluppi in Daniele.

In Daniele troviamo che la pazienza di Dio va oltre l’immaginabile, perché è addirittura descritto un re terribile che farà guerra ai santi e li vincerà, con il male e i malvagi che dilagheranno (11:21-41). Il popolo residuo sarà salvato (12:1), ma quelli che sono stati uccisi come potranno avere giustizia? Per la prima volta con chiarezza, allora, Dio rivela che ci sarà una risurrezione: alcuni per la vita eterna e altri per un’eterna infamia (12:2). In Daniele, insomma, il «giorno del Signore», nel quale Dio farà giustizia, è un giorno «alla fine dei tempi» e nel quale ci sarà la risurrezione (Dan 12:13).

 

C.Il “giorno del Signore” nei Vangeli.

«Il giorno del Signore» dell’Antico Testamento, nel Nuovo Testamento diventa «il giorno del Signore Gesù» (Atti 17:31; Rom 2:16; Fil 1:6-10; 2:10), anche perché il Padre ha affidato il giudizio al Figlio (Mar 2:10; Giov 5:22).

Come su altre questioni, l’impostazione che troviamo nei Vangeli deriva più direttamente da Daniele. Così anche «il giorno del Signore Gesù» avverrà alla fine dei tempi ed è asociato alla risurrezione, coincidendo poi con il suo ritorno (Mat 13:41; 25:31-32; Luca 14:14; Giov 5:28-29; 11:24; Atti 24:14-15; 1Cor 15:22-24; 1Tes 4:14-17). Pure da Daniele sono riprese le modalità del ritorno di Gesù, dato che la sua seconda venuta è descritta come simile alla sua prima venuta annunciata da Daniele, cioè preceduta da un espandersi della malvagità e dei malvagi (2Tes 2:1-8; 2Tim 3:1-4).