Fernando De Angelis, DA ADAMO AGLI APOSTOLI

Una panoramica di tutta la Bibbia basata sul testo in sé

 

Volume IV

La Buona notizia di Giosuè da Nazaret

Note al Vangelo di Matteo alla luce dell’Antico Testamento

I file dei capp. 1-7,  8-15, 16-21, 22-25 e 26-29 sono scaricabili dai post del capp. 7, 15, 21, 25 e 29.

Capitolo 33- GESÙ RISORGE E RIMANE FRA I DISCEPOLI (28:1-20) 

Scarica qui il file capp 30-33

1.Una tomba vuota e Gesù che riappare (28:1-17)

A.Le donne annunciano Gesù risorto (28:1-10)

B.La diceria del corpo rubato e il ripartire dalla Galilea (28:11-17)

C.I discepoli hanno atteso restando uniti

D.Non cercare Gesù fra i morti

2.Le istruzioni finali agli undici apostoli (28:18-20)

A.Il senso complessivo del messaggio

B.Evangelizzare i popoli con la potenza di Gesù (28:18-19 a)

C.Battesimo trinitario o nel nome di Gesù? (28:19b)

D.Insegnare in modo completo (28:20 a)

E.Gesù è con noi tutti i giorni o è in cielo? (28:20b)

3.Proseguire con la Lettera agli Ebrei e Paolo

 

1.UNA TOMBA VUOTA E GESÙ CHE RIAPPARE (28:1-17)

 

A.Le donne annunciano Gesù risorto (28:1-10).

I discepoli più motivati si erano nascosti in un certo luogo di Gerusalemme (Giov 20:19) e la tomba di Gesù era poco fuori le mura. Ciò rende realistico un andare e tornare dalla tomba come accennato in Giovanni 20:1-2. Matteo è invece più sintetico e essenziale, come gli altri due sinottici. Al di là dei dettagli, in tutti e quattro i Vangeli troviamo che, in questa fase, sono le donne che continuano a essere le protagoniste principali. Sono loro a essere andate per prime al sepolcro, incontrando degli angeli e poi Gesù stesso risorto.

«Dopo il sabato, verso l’alba del primo giorno della settimana» (28:1).

Gesù fu sepolto in fretta al tramonto del sole del venerdì, cioè quando stava per iniziare il riposo del sabato, durante il quale non era possibile fare “il lavoro” di sepoltura. È facile, per noi cristiani, pensare che si trattava di regole ebraiche superate dall’insegnamento di Gesù sul sabato (12:1-13). Quando si mette in evidenza che il comportamento di queste donne dimostra il contrario, si cerca di superare l’ostacolo fino a sostenere che noi oggi comprendiamo meglio di coloro che sono stati insieme a Gesù!

Un’argomentazione più plausibile è che poi gli apostoli, nelle parti successive del Nuovo Testamento, hanno chiarito meglio e sviluppato il rapporto fra il credente in Gesù e la legge di Mosè. È un argomento complesso e che abbiamo affrontato nel precedente libro sugli Atti degli apostoli, perciò sorvoliamo. Diciamo solo che, dopo Atti 15, erano leciti due modi di essere discepoli di Gesù: quelli di nazionalità giudaica che continuavano a osservare la legge di Mosè (Atti 21:20) e i Gentili ai quali era richiesto di attenersi a regole basilari, ricavabili dai capitoli della Genesi precedenti Abramo e perciò associabili a Noè (noetismo, Atti 15:13-29).

Abbiamo visto che durante la crocifissione le donne non hanno perso di vista Gesù, avvicinandosi a lui appena possibile e dandogli così l’ultimo conforto (cap. 32/12). Sono rimaste sotto la croce anche dopo la morte di Gesù e così, quando Giuseppe d’Arimatea è arrivato a prenderne il corpo, lo hanno seguito fino al sepolcro, per poi andare a preparare gli aromi (Luca 23:55-56). Si avviarono così verso il sepolcro il giorno dopo il sabato, «mentre era ancora buio» (Giov 20:1), in modo da poter ungere il corpo di Gesù al primo chiarore dell’alba. Sperando d’incontrare l’ortolano, o qualcun altro, perché le aiutasse a spostare la pietra d’ingresso del sepolcro (Mar 16:3).

Questo impegno massimo delle donne era per fare un servizio minimo e in fondo inutile. Però per loro fare il minimo e anche l’inutile, se fatto per Gesù, diventava molto importante. Dio ha mostrato di gradire questa loro attitudine, mandando un angelo a rassicurarle e a dire loro che Gesù era risorto. Poi è stato Gesù stesso ad andare a incontrarle (Mat 28:5-15).

 

B.La diceria del corpo rubato e il ripartire dalla Galilea (28:11-17).

«I suoi discepoli sono venuti di notte e hanno rubato il corpo mentre dormivamo» (28:13).

I capi Giudei avevano messo delle guardie per sorvegliare la tomba (27:62-66). Non potendo ammettere la risurrezione di Gesù, pagarono le guardie affinché dicessero che il corpo morto di Gesù era stato rubato dai discepoli, mentre loro si erano addormentati (28:11-15). La falsa diceria era stata messa in giro a Gerusalemme e perciò Matteo, scrivendo per i Giudei, si preoccupa di contrastarla, mentre gli altri Vangeli ignorano il problema.

«Gli undici discepoli andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato» (28:16).

Alla fine dell’ultima cena, stando a Gerusalemme, Gesù aveva detto agli apostoli: «Dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea» (26:32). Come a dire: «Ora ci sarà questa fastidiosa parentesi della crocifissione, ma durerà solo tre giorni, poi riprenderemo la nostra opera dove l’abbiamo lasciata». Nei versetti finali (28:18-20) Gesù “aggiorna” il compito che dei discepoli, ma prima Matteo precisa per tre volte che Gesù risorto ha voluto incontrare di nuovo gli apostoli «in Galilea» (28:7,10,16), come segno di continuità con l’opera già fatta. Una continuità, come vedremo, che emerge anche da ciò che poi Gesù comunica.

 

C.I discepoli hanno atteso restando uniti.

«TUTTI i suoi conoscenti e le donne […] stavano a guardare da lontano» (Luca 23:49).

«Tornate dal sepolcro, annunziarono queste cose agli undici e a TUTTI gli altri» (Luca 24:9).

«Erano chiuse le porte dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei» (Giov 20:19).

«Il numero delle persone riunite era di circa 120» (Atti 1:15).

È stata soprattutto la rilettura dei due versetti di Luca a farmi riconsiderare lo schema che avevo. Ritenevo che la crocifissione avesse completamente disorientato gli apostoli e ne era un simbolo il rinnegamento pubblico di Pietro (26:69-74). Una convinzione supportata anche da altri passi del Vangelo di Matteo (per es. 16:21-23) e che trovava un’esplicita conferma in Luca 18:32-34, dove Gesù ripete agli apostoli che sarà ucciso e che il terzo giorno risusciterà. Gli apostoli «non capirono NULLA di tutto questo; quel discorso era per loro oscuro, e non capirono ciò che Gesù voleva dire». È interessante come nello stesso Vangelo di Luca si trovino gli elementi per non interpretare quel «NULLA» i senso assoluto. Ciò rafforza la convinzione sull’opportunità di comprendere i passi della Bibbia prima di tutto all’interno del particolare libro nel quale sono inseriti.

C’è una grande differenza, per fare un esempio, fra il risorgere di un morto e il riprendere coscienza di chi è in coma o in agonia. Di fronte alla crocifissione di Gesù è come se la fede degli apostoli fosse entrata in coma e in agonia, senza però morire. I ripetuti annunci di Gesù sulla sua morte e risurrezione avevano prodotto sempre un disorientamento, ma qualcosa era rimasto. Proprio questo qualcosa ha impedito ai discepoli di smarrirsi completamente e ne è segno il loro rimanere insieme, aspettando e osservando gli eventi.

È ancora Luca a descrivere due discepoli che si erano completamente arresi e che stavano tornando a casa sulla via per Emmaus (24:13-33). La gran parte degli altri, dopo essere rimasta insieme a guardare da lontano la crocifissione (Luca 23:49), hanno continuato ad attendere insieme (Luca 24:9). Erano certamente smarriti e non sapevano nemmeno loro cosa stavano aspettando, ma si incoraggiavano reciprocamente ad attendere un “qualcosa” che “doveva” succedere, perché non era possibile che la straordinaria storia di Gesù finisse nel nulla.

 

D.Non cercare Gesù fra i morti.

«Perché cercate il vivente fra i morti?» (Luca 24:5).

Questa domanda fu rivolta da due angeli alle donne che andavano al sepolcro, per ungere il corpo morto di Gesù. Conteneva l’informazione che Gesù era risorto e il rimprovero per non averlo creduto, reso esplicito da come gli angeli hanno proseguito il discorso: «Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand’era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell’uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare» (Luca 24:6-7).

Quelle donne, essendo le prime a prendere atto della risurrezione, qualche attenuante ce l’avevano, ma oggi perché molti continuano a cercare Gesù più fra i morti che fra i viventi? Forse perché un Gesù vivente e in giro per il mondo non ci fa stare tranquilli? Oltre al “Gesù crocifisso”, un’altra immagine molto amata è quella del “Gesù bambino”, anche lui non in grado di impensierirci. Un modo più raffinato per sbarazzarci di Gesù è quello di travisare la sua ascensione, concependola come uno stare seduto e fisso in cielo, ma su questo ci soffermeremo commentando l’ultimo versetto (28:10).

Definire Gesù come «il Vivente» riprende il confronto fatto in Geremia fra gli idoli e il Dio d’Israele, definito appunto come «il Dio vivente» (Ger 10:10). Rapportarsi con un Gesù che non interagisce con noi “da vivente” è allora un rapportarci non con lui, ma con un idolo fatto a nostro piacimento.

 

2.LE ISTRUZIONI FINALI AGLI UNDICI APOSTOLI (28:18-20)

A.Il senso complessivo del messaggio.

Ogni potere mi è stato dato… fate miei discepoli… Io sarò con voi sino alla fine (28:18-20).

La vicenda della crocifissione rendeva opportuno che Gesù ribadisse il programma precedente, a cominciare dal suo essere re («Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra»), rilanciando poi il progetto di spargere il seme del Vangelo (cfr. 13:23-38), attraverso il riprodursi dei discepoli su tutta la Terra («fate miei discepoli tutti i popoli»). Una missione che sarà possibile perché Gesù li aiuterà a realizzare il progetto («io sarò con voi»); richiamando implicitamente la parabola del granello di senape (13:31-32), per rassicurarli che il loro essere in pochi non impedirà una grande crescita. Il compito dovrà essere portato avanti il più velocemente possibile, perché solo quando sarà compiuto ci sarà «la fine dell’età presente», con l’insediarsi di un regno di Dio ripulito dalle zizzanie, cioè da «tutti quelli che commettono l’iniquità» (13:41-43,49).

Dopo questa panoramica, consideriamo più in dettaglio le varie espressioni.

 

B.Evangelizzare i popoli con la potenza di Gesù (28:18-19 a).

«Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli» (28:18-19 a).

L’affermazione che a Gesù è stato dato «ogni potere» è chiara, ma siccome non è facile vederne la realizzazione in questo mondo, allora viene intesa come se dicesse: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e mi sarà dato sulla terra». Solo dopo aver fatto un certo percorso mi è sembrato di vedere il potere di Gesù in questo mondo e l’ho descritto nel libro “Cultura e Bibbia” (Parte V, “Cenni di geografia cristiana”). Mentre nel capitolo 7 del presente libro (par. 2/B) abbiamo confrontato quest’affermazione di Gesù con la pretesa del Diavolo di poter dare i regni di questo mondo a chi vuole, come espresso in Luca 4:5-7.

È evidente che una delle due affermazioni è falsa e non sorprende che, fra i non credenti, prevalga chi pensa che questo mondo sia dominato dalle forze del male. Sorprende invece il sentire persone che si definiscono seguaci di Gesù e poi credono nel dominio del “principe di questo mondo”, cioè del Diavolo. Considerando implicitamente Gesù come debole e bugiardo!

La difficoltà di vedere qui e ora la potenza di Gesù sta nel fatto che lui la esercita concentrandosi ora principalmente su un aspetto, per estenderla in seguito in modo completo. La potenza che Gesù esercita ora non è “moderata”, ma “settoriale” e il settore che a lui interessa è collegato al compito affidatoci, introdotto con un DUNQUE che lo mette in relazione con la sua potenza («Ogni potere mi è stato dato […] Andate DUNQUE e fate miei discepoli»). È come se Gesù dicesse: «Siccome mi sono stati dati i pieni poteri, lanciatevi nell’evangelizzazione e io vi aiuterò con la mia potenza».

Ad Abramo fu data la Terra promessa, ma ne prese possesso la sua discendenza dopo essere divenuta sufficientemente numerosa (Gen 13:15; 15:13-14; Eso 12:37). I 120 discepoli d’inizio Atti (1:15) erano pochi per governare il mondo, ma già alla fine degli Atti troviamo che i discepoli avevano permeato vaste aree. Quando in tutti i popoli ci saranno discepoli di Gesù, allora Gesù comincerà a esercitare il pieno dominio su tutti i popoli.

Non ci viene detto di fare discepoli «IN TUTTI i popoli», ma «TUTTI i popoli». Questo fa pensare che a Gesù non interessi solo che ci siano individui italiani che credono in lui, ma che essi rappresentino anche un popolo, cioè che si formi una chiesa “italiana”. Come inizio si può considerare la traduzione della Bibbia, prima in lingua latina e poi italiana. L’interesse di Dio per il mantenimento delle identità nazionali si è manifestato con la “traduzione simultanea” realizzata a Pentecoste a beneficio delle molte nazionalità presenti (Atti 2:5-11), è proseguito con la scelta della lingua greca per il Nuovo Testamento e continua anche oggi, con i molti cristiani impegnati nella traduzione della Parola di Dio nelle lingue che ne sono ancora prive.

 

C.Battesimo trinitario o nel nome di Gesù? (28:19b).

«Battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (28:19b).

Questo testo è chiaro e le chiese battezzano «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Il problema è che, in tutti e tre i casi riportati negli Atti, il battesimo viene fatto nel solo nome di Gesù:

-Atti 8:16: Filippo aveva battezzato quelli di Samaria «nel nome del Signore Gesù»;

-Atti 10:48: Pietro comandò che Cornelio e gli altri fossero «battezzati nel nome di Gesù»;

-Atti 2:38 è ancor più significativo ed è riportato che Pietro, a quelli che avevano accolto il suo messaggio, disse: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Messia, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà». Pur essendo nominati Gesù, lo Spirito Santo e Dio (nel senso di Dio Padre), il battesimo fu fatto solo nel nome di Gesù.

Molte delle differenze fra gli antichi manoscritti riguardano passi relativi alla dottrina trinitaria, che da un certo punto in poi è stata interpretata e praticata esagerando la divinità di Gesù, che comunque è ben ricavabile dall’insieme del Nuovo Testamento. Alcuni sostengono che il testo originario di Matteo fosse «battezzandoli nel mio nome», testo poi modificato dai copisti. Non entriamo nel merito della questione, ma sulla dottrina della Trinità abbiamo già precisato qualcosa (Approfondimento n. 4, “Riportare la Trinità in Galilea”, in fondo al cap. 4). Recentemente sono poi tornato sull’argomento con la scheda “Paolo e Gesù 2”, avente come titolo una frase di Paolo (“C’è un solo Dio, il Padre, e un solo mediatore, Gesù uomo”), scheda reperibile sul mio sito .

In ogni caso, anche se si considera come autentico il testo di Matteo 28:19, il battesimo dovrebbe essere fatto «nel nome di Gesù» perché così hanno fatto gli apostoli, che vanno considerati come gli interpreti di riferimento per tutti.

 

D.Insegnare in modo completo (28:20 a).

Gli Atti mostrano che l’insegnamento su Gesù iniziava in modo semplificato, specie verso i non Ebrei. A quelli che accoglievano il primo annuncio veniva poi data un’istruzione più sistematica e completa. Dopo la prima predicazione di Pietro, infatti, è scritto che i nuovi discepoli «erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli» (Atti 2:42). Anche Paolo ha usato la stessa strategia e, quando si rivolgeva ai Greci, riduceva il messaggio all’estremo, come ha fatto nei confronti del carceriere di Filippi e con i filosofi ateniesi (Atti 16:31; 17:30-31). Le successive Lettere indirizzate ai credenti di quell’area (Corinzi, Filippesi, Colossesi e Tessalonicesi) mostrano il desiderio di Paolo di farli arrivare il più presto possibile alla maturità. Utilizzando quella che considerava una fonte inesauribile, cioè la Scrittura, con la quale in quel momento si intendeva l’Antico Testamento. Scrisse a Timoteo: «Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona» (2Tim 3:16-17).

 

E.Gesù è con noi tutti i giorni o è in cielo? (28:20b).

«Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente» (28:20b).

Questa chiara affermazione riprende la promessa fatta in 18:20: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (18:20). È significativo che queste due affermazioni si trovino solo in Matteo e confermano la volontà di Gesù di rimanere in qualche modo sulla Terra da risorto, anche nella «età presente».

La presenza di Gesù qui e ora è cruciale per impostare la nostra relazione con lui, ma lascia aperte diverse questioni. In che senso Gesù è con noi? Come si concilia con il fatto che è salito in cielo, da dove tornerà alla fine dei tempi? (Atti 1:11; 3:20-21; Ebr 10:12). È presente solo per mezzo dello Spirito Santo, che lo ha sostituito? (Giov 14:15-25; 16:12-15).

ASCENSIONE. L’ascensione di Gesù in cielo è riportata solo da Luca, che la mette alla fine del suo Vangelo e all’inizio del collegato libro degli Atti (Luca 24:51; Atti 1:11). Bisogna perciò considerare il significato che lo stesso Luca gli dà e che si può ricavare proseguendo la lettura degli Atti. In essi troviamo che effettivamente Gesù sale in cielo ed è poi sostituito dallo Spirito Santo, che da Atti 2 in poi resta al centro della scena (2:4,38; 4:8,25,31; 5:3,32; 6:5; 7:55; 8:15-17,29,39; 9:31; 10:38,47; 11:15,24; 13:2,52; ecc.). Ciò però non significa che Gesù resti totalmente assente, perché lo vediamo intervenire in modo diretto soprattutto nella vita di Paolo (9:3-5; 18:9; 22:18; 23:11; 26:16). Questa presenza diretta di Gesù nella sua vita non deve essere considerata un’eccezione, perché Paolo è stato suscitato come un modello da imitare (1Cor 4:16; Fil 3:17; 4:9). Gesù promette poi una sua relazione personale e diretta anche ai membri della pessima chiesa di Laodicea: «Io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Apo 3:20).

SPIRITO SANTO COME SOSTITUTO. Siccome è Giovanni a dilungarsi sul fatto che Gesù verrà sostituito dallo Spirito Santo (14:15-25; 16:12-15), anche in questo caso dobbiamo allora vedere il quadro nel quale è inserito. Pure per Giovanni, per esempio, l’assenza di Gesù non è totale e anzi la sua presenza è in qualche modo rafforzata. Per non dilungarci, consideriamo due altri passi di Giovanni che ritroviamo nello stesso contesto, cominciando da 14:19: «Il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete». Il rapporto fra Gesù e i discepoli, dopo la discesa dello Spirito Santo, non diventerà “per interposta persona”, ma resterà “diretto e fra viventi”. Molto significativo è anche 14:23: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà; e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui». Tutto diventa più comprensibile se consideriamo che Padre, Figlio e Spirito Santo non agiscono facendosi concorrenza, ma in collaborazione. Aprirsi all’influenza dello Spirito Santo, allora, significa capire meglio Gesù e così arrivare a stabilirci una relazione più profonda.

La presenza di Gesù in mezzo al suo popolo, d’altronde, è in continuazione con l’Antico Testamento, dove troviamo che Dio è vicino ad Adamo, presente nella vita dei patriarchi, in mezzo al popolo d’Israele prima del Tempio, nel Tempio e dopo la distruzione del Tempio (per es. Gen 2:19; 17:1; 28:16-17;  Eso 40:36-38; 1Re 8:10-11; Eze 11:16).

In conclusione, Gesù è scomparso agli occhi del mondo, che lo vedrà come giudice al suo ritorno (Mat 25:31-32; Apo 1:7), ma Gesù continua a essere presente fra i discepoli in modo segreto, reale ed efficace.

 

3.PROSEGUIRE CON LA LETTERA AGLI EBREI E PAOLO

Bisogna rendersi conto che i Vangeli sono una “storia incompiuta”, che sarà poi proseguita dai discepoli, ai quali alla fine Gesù ha detto: «Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità» (Giov 16:12-13). Dopo la risurrezione di Gesù e entro il tempo degli apostoli, è stata definita la “cornice” rappresentata dal Nuovo Testamento. Questa “cornice” durerà «sino alla fine dell’età presente», cioè fino al ritorno palese di Gesù sulla scena del mondo.

Gli sviluppi dell’opera di Gesù, successivi alla risurrezione, sono raccontati in modo ordinato nel libro degli Atti, che è composto da 27 capitoli. La parte che va dal capitolo 13 in poi ne rappresenta più della metà e ha come protagonista Paolo. È perciò attraverso Paolo che Gesù dà alla sua opera quella forma finale che resterà fino al suo ritorno. Molti però vedono dei contrasti importanti fra Gesù e Paolo. Per esempio, quando si fa presente l’ebraicità di Gesù, spesso ci si sente rispondere: «Sì, però poi Paolo ha scritto …».

Il senso complessivo di una casa deve comprendere il tetto e il significato complessivo di un’opera è chiarito da come si conclude. Per comprendere correttamente Gesù bisogna allora comprendere correttamente Paolo. Me ne sono reso conto in modo particolare dopo aver composto il mio capitolo 26. Da allora ho iniziato a scrivere, in parallelo, le schede “Paolo e Gesù” e due sono già sul mio sito. Una terza conto di concluderla entro metà maggio 2019.

Con questo quarto libro della collana “Da Adamo agli apostoli” non vorrei perciò chiudere la serie ma, SE DIO VUOLE, proseguirla con il previsto esame della Lettera agli Ebrei, necessario per definire meglio la continuità fra Antico e Nuovo Testamento. Con in più l’approfondimento su Paolo che è emerso “in corso d’opera”, necessario per comprendere meglio l’opera complessiva di Gesù.