ROBA DA BAMBINI 05-2

Raccolta di post da Facebook. Terza serie in via di completamento (da 7/3/19  a 21/3/19)

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Serie C, lezione 2

MATTEO 8:23-27 (Marco 4:35-41)

 

SCHEDA N. 1. Lezione 2A.

Domanda: «Se vi esprimo un pensiero e non siete d’accordo, me lo dite o fate un sorrisino imbarazzato?» La maggior parte me lo direbbe, ma qualcuno ammette che farebbe un sorrisino imbarazzato. Quando facevo l’insegnante, avvisavo pubblicamente che se qualcuno “osava” criticarmi, all’interrogazione gli avrei dato mezzo punto IN PIÙ. Perché confrontarsi con i più deboli, come fanno i bulli, è da vigliacchi; mentre criticare chi è più forte è segno di coraggio e anche di fiducia che l’altro non farà il prepotente. Con i genitori, per esempio, ci sentiamo liberi di esprimere le nostre opinioni. Dio ama la nostra sincerità, anche quando non siamo d’accordo. Per questo ha apprezzato la contestazione che Giobbe ha manifestato dopo il capitolo due, cioè dopo che ha perso la pazienza. Ha invece considerato poco sopportabili le parole “educate” degli amici di Giobbe (Giobbe 42:7). Anche i Salmi si rivolgono a Dio con grande sincerità.

Un’altra domanda: «Quando due litigano, bisogna dare ragione al più forte o al più debole?» Qualcuno è incerto, ma i più si schierano con il più debole. È certamente bene proteggere il debole, ma rendendosi conto che non sempre ha ragione. Levitico 19:15 insegna a non giudicare in base alle nostre simpatie: «Non avrai riguardo alla persona del povero, né tributerai speciale onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia». La ragione, insomma, va data A CHI CE L’HA, senza fare favoritismi.

 

SCHEDA N. 2. Lezione 2B.

Leggiamo Matteo 8:23-27. Riassumendo, la barca stava per affondare e Gesù dormiva. I discepoli sono stati presi da paura e hanno svegliato Gesù, chiedendogli di salvarli. Gesù li ha rimproverati con una domanda: «Perché avete paura o gente di poca fede?» Poi ha ordinato al vento e al mare di calmarsi. Il parallelo di Marco 4:35-41 precisa che la barca «già si riempiva» e ve lo spiego con un esperimento. Prendiamo un pentolino con dentro l’acqua, se ci poso sopra una tazzina da caffè vuota, affonda? La maggior parte risponde sì, ma quando ce la posiamo resta a galla. Abbiamo poi riempito piano piano di acqua la tazzina, che è affondata solo quando era quasi piena. Sempre nel parallelo di Marco, i discepoli non solo chiedono soccorso, ma lo fanno con una domanda che sa di rimprovero: «Maestro, non t’importa che noi moriamo?». Abbiamo visto che Gesù non si difende, ma come al solito contrattacca rimproverando i discepoli: «Perché avete paura o gente di poca fede?». Giudicando con giustizia, chi ha ragione? Coro: «Gesù». La MIA LOGICA mi dice invece che avevano ragione i discepoli e che Gesù avrebbe dovuto rispondere: «Scusate, la stanchezza mi ha sopraffatto, grazie di avermi svegliato, ora rimedio». Fossi stato lì mi sarebbe venuto da dire: «Perché ho paura? Ma se stavamo per annegare! Mica siamo fatti di legno che galleggiamo! Avremmo dovuto forse seguire il tuo esempio e metterci a dormire, finendo tutti annegati?». Forse però c’è una LOGICA DI GESÙ, che si pone su un altro piano.

 

SCHEDA N. 3. Lezione 2C.

Gesù non ama rispondere con parole di poca sostanza, ma in modo concreto. Dimostra subito che non ha paura della tempesta perché può calmarla con un semplice ordine. La logica dei discepoli viene messa in crisi e si chiedono: «Che uomo è mai questo che anche i venti e il mare gli ubbidiscono?» Pensavano di seguire un Maestro speciale, ma che comunque era un uomo venuto da Nazaret e figlio del falegname Giuseppe. Ora cominciano a pensare che Gesù sia qualcosa di più che per il momento non capiscono. Una seconda risposta si può vedere quando i discepoli erano nuovamente sulla barca e vedono di notte qualcuno che cammina sul mare (Matteo 14:25-29). Anche questa volta sono presi dalla paura e si mettono a gridare. Ma si trattava di Gesù, che l’invita di nuovo a non avere paura. Questa volta Pietro ha però imparato la lezione ed è attratto dalla “logica di Gesù”, così anche lui cammina sul mare, sperimentando di galleggiare ancora più del legno. La terza risposta concreta Gesù la dà quando si fa vedere e toccare da risorto (Luca 24:39). Bisogna “arrivare” a capire la sua logica rendendosi conto di quale sarebbe la nostra, perché dare ragione a Gesù senza rifletterci non è ciò che preferisce e non ci aiuta a crescere.

Se preoccuparci quando siamo in una barca che sta affondando è avere poca fede, a che punto sono io? Qualche piccolo progresso l’ho fatto, ma sono ancora tanto lontano! Come si fa a crescere nella fede? Credo che sia come crescere nel corpo: gradualmente, costantemente, un passo dietro l’altro, esercitando la fiducia in Dio nelle nostre concrete situazioni. Consideriamo cosa ha scritto Paolo in Romani 12:2 e mettiamolo in relazione con quanto abbiamo riflettuto: «Non conformatevi a questo mondo [cioè, non rimanete nella “logica di questo mondo”], ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente [cioè, entrate nella “logica di Dio”], affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio [la conoscenza deve diventare esperienza vissuta], la buona, gradita e perfetta volontà [la bontà della volontà di Dio la comprendiamo più “assaggiandola” che standoci troppo a ragionare]»

 

SCHEDA N. 4. Lezione 2D.

Consideriamo due persone che sono “cresciute nella fede”: Davide e Paolo. Nel Salmo 23:4 è scritto: «Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza». Il Salmo 23 è il più amato, perciò è facile ricordarsi a memoria questo versetto. È altrettanto facile viverlo? È più importante imparare la Bibbia a memoria o viverla e allenarsi a praticarla? Le risposte dei bambini sono state ovvie. Perché il bastone consola le pecore? Non perché il buon pastore lo usa per colpirle, ma perché quando lo mette sul lato destro della testa della pecora, essa capisce che deve andare a sinistra e viceversa. È insomma lo strumento con il quale essa si sente guidata dal pastore. Mentre nel Salmo 27:1-3 Davide ha scritto: «Dio è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? Dio è il baluardo [cioè la difesa] della mia vita; di chi avrò paura? Quando i malvagi mi hanno assalito per divorarmi […] essi stessi hanno vacillato e sono caduti. Se un esercito si accampasse contro di me, il mio cuore non avrebbe paura; se infuriasse la battaglia contro di me, anche allora sarei fiducioso». Davide aveva sperimentato la potenza di Dio nel difenderlo dai nemici, perciò non aveva più paura.

In Atti 16:19-26 è raccontato che Paolo e Sila, mentre stavano predicando il Vangelo, si trovarono di fronte una folla di oppositori che fecero intervenire le autorità. Furono bastonati e messi in prigione. Verso mezzanotte c’è da immaginare che Paolo e Sila si disperassero doloranti, invece si misero a pregare e a cantare inni a Dio, ascoltati anche dagli altri carcerati. Erano cioè entrati nella “logica di Dio” e allora «a un tratto, vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono». Era perciò anche frutto di esperienza, quello che Paolo ha scritto in Romani 8:31: «Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?». SE DIO È PER NOI… Quello che è importante è essere in Dio e accertarsi dell’approvazione di Dio, altrimenti il coraggio non è fede, ma tragica incoscienza. Concludiamo ripetendo in coro il versetto chiave di Matteo 8:26: «PERCHÉ AVETE PAURA, O GENTE DI POCA FEDE?».