ROBA DA BAMBINI 05-1

Raccolta di post da Facebook. Terza serie in via di completamento (da 31/1/19  a 28/2/19)

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Serie C, lezione 1 – LUCA 6:37,41-42

SCHEDA N. 1. Lezione 1A.

Quest’anno c’è una difficoltà in più perché, insieme a tre che hanno seguito anche negli anni precedenti e che sono in quinta elementare (Elena) o oltre (Davide e Sara), ci sono anche due nuove venute che frequentano “appena” la seconda elementare (Noemi e Isabella). Anche quest’anno ho come gradita “assistente” mia moglie Gilda e proveremo a farci comprende dalle più piccole senza annoiare i più esperti.

Cominciamo con una domanda: «Preferite che vi regalino un pesce o che vi insegnino a pescare?». Coro: «Che m’insegnino a pescare». Bravi, infatti la Bibbia dice che chi non vuol lavorare non deve neppure mangiare (2Tessalonicesi), perciò dobbiamo impegnarci. Chi ti dà un pesce, poi, ti fa mangiare un giorno, se invece impari a pescare puoi mangiare sempre. La Parola di Dio è una specie di “pane dello spirito” e il nostro compito è di estrarci qualche insegnamento che possa esservi utile, ma vorremmo anche aiutarvi a “pescarci” voi stessi il cibo che vi è più adatto, in modo che a un certo punto possiate dire: «In questa Bibbia ci trovo la Parola di Dio PER ME».

SCHEDA N. 2. Lezione 1B.

Un’altra domanda: «Che significa “Bibbia”?». Coro: «Parola di Dio». È vero, ma il significato letterale di “Bibbia” è “Biblioteca”. Perché la Bibbia non è nata con UN libro, ma come un’insieme di libri, che si sono aggiunti l’uno all’altro nel corso di millenni. Dio ha ispirato tutti i libri, MA ogni autore umano ha conservato la sua personalità, ogni libro è stato dato da Dio in circostanze particolari e con uno scopo particolare. Facciamo un esempio. La domenica mattina non predica sempre lo stesso. A volte predica Giovanni e una certa persona dice: «Si sentiva che Giovanni era guidato da Dio». Un’altra volta predica Antonio e la stessa persona commenta allo stesso modo. Significa che, quando predicano, Giovanni e Antonio non mostrano la loro diversità di carattere? Coro: «No, anche quando predicano si vede che sono diversi». Un altro esempio, Se dico a Elena: «Un tuo genitore mi ha detto questo», come rispondi? Elena: «Chi dei due?». Perché è evidente che una cosa va capita in modo diverso se detta dal padre o dalla madre.

La Bibbia, insomma, NON È un grande puzzle fatto da tanti versetti, MA È una collezione di puzzle messi uno accanto all’altro, i quali formano un paesaggio armonico, simile a quello dove ci sono montagne, campi, laghetto e altro. Perciò OGNI VERSETTO VA COMPRESO PRIMA DI TUTTO ALL’INTERNO DEL LIBRO AL QUALE APPARTIENE. Mettere insieme versetti presi qua e là si può fare, ma è pericoloso e perciò bisogna farlo con molta attenzione.

SCHEDA N. 3. Lezione 1C.

Il programma di quest’anno riguarda Gesù e perciò si basa sui Vangeli. Perché ce ne sono quattro? Non sarebbe meglio incastrarli e farne uno solo? Facciamo un esempio. Se dico a Sara e Davide di fare un tema sui suoi genitori, scriveranno certamente cose diverse. Diranno ambedue la verità, ma è inevitabile che non potranno dire tutto e che ognuno darà più importanza ad alcuni aspetti, anziché ad altri. Le due descrizioni si completeranno e così capiremo i genitori meglio che se ne leggessimo solo una. Dio ha voluto che tutti comprendessero bene Gesù e allora ne ha fatte fare quattro descrizioni. Vedremo in estrema sintesi gli scopi di ciascuno dei quattro Vangeli.

Una domanda: «Gesù è all’inizio della Bibbia o dopo un po’?» Isabella e Noemi: «All’inizio». Controlliamo, aprendo la Bibbia all’inizio dei Vangeli. Le pagine che vengono prima sono più di quelle che vengono dopo. All’inizio del Vangelo di Matteo c’è poi l’elenco di 42 antenati di Gesù, perciò Matteo vuol far capire che Gesù prosegue la storia di molti antenati. Matteo ha scritto per gli Ebrei, cioè per chi conosceva già l’Antico Testamento. Voi lo conoscete? Coro: «No». Allora il Vangelo di Matteo vi risulterà difficile da capire, oppure capirete in modo diverso da quello che vuole dire.

Per risolvere il problema, Dio ha ispirato Marco, che ha scritto un Vangelo adatto ai Romani, perciò anche a noi. Ha ridotto al minimo indispensabile i riferimenti all’Antico Testamento e le questioni teologiche, concentrandosi su quello che Gesù ha fatto, perché noi spesso diciamo: «Lasciamo perdere i discorsi e fammi vedere quello che sai fare». Marco restringe al minimo il Vangelo, ma gli episodi che racconta sono spesso spiegati più in dettaglio. Luca invece ha ampliato il racconto, mettendoci tante cose che non si trovano negli altri due, come la parabole del buon Samaritano e quella del Figlio prodigo; scrive per persone di cultura greca, perciò risulta più facile anche per noi. I Vangeli di Matteo, Marco e Luca hanno molte parti che sono uguali o quasi e vengono detti “sinottici”. Infine c’è il Vangelo di Giovanni, il più amato dai credenti, perché Giovanni fa capire più di tutti chi era Gesù, il suo cuore e i suoi rapporti con il Padre, riassumendo spesso il messaggio della salvezza con grande chiarezza.

Per CRESCERE nella fede abbiamo bisogno non solo dei Vangeli, ma di tutta la Bibbia. Dio però ha voluto che ci fosse facilitata al massimo la NASCITA. Infatti, per cominciare un cammino con lui e ricevere lo Spirito Santo, a Dio basta che accettiamo di essere perdonati affidandoci a Gesù, come fecero Cornelio e i suoi amici (Atti 10:43-48). Paolo, al carceriere di Filippi, disse semplicemente: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato» (Atti 16:31).

SCHEDA N. 4. Lezione 1D.

I versetti che ci sono stati indicati sono simili: Matteo 7:1-6 e Luca 6:37,41-42. Con Matteo 7:1 come “versetto chiave”. Sulla base di quanto abbiamo detto prima, i versetti di Matteo e di Luca è meglio non metterli insieme, ma scegliere uno dei due Vangeli e poi usare qualcosa dell’altro se ci è utile. Come quando lavoriamo con le mani: una è prevalente (destra o sinistra) e l’altra fa da aiutante. Noi ci baseremo su Luca, che ora leggiamo senza saltare i versetti 38-40 e prendendo come versetto chiave l’inizio di Luca 6:37, che è uguale a Matteo 7:1 e che dice: «Non giudicate e non sarete giudicati».

In Luca il «non giudicate» è seguito da altri tre insegnamenti: «non condannate», «perdonate» e «date». Poi ci sono le motivazioni: «Vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura con cui misurate, sarà rimisurato a voi». Per far capire questi insegnamenti li applicheremo alla vita in famiglia. Gesù ci ha infatti invitato a chiamare Dio con «Padre» (Luca 11:2) e questo significa che l’esperienza in famiglia è un primo passo nella conoscenza di Dio. Facciamo qualche domanda ai due fratelli Sara e Davide. «Sara, i tuoi genitori vogliono bene a te o a Davide?» «A tutti e due!» «Davide, se tu aiuti Sara a fare i compiti, che ti dicono i tuoi genitori?» «Che sono contenti»; «E se tratti male Sara?» «Si arrabbiano». Insomma i tuoi genitori ti trattano come tu tratti tua sorella. Nella versione di Matteo è scritto: «Padre NOSTRO che sei nei cieli». Dio è Padre in modo speciale dei credenti, ma tutti siamo stati creati a immagine di Dio e tutti siamo figli di Adamo, perciò dobbiamo sentire tutti come fratelli.

Dio allora ci tratta come trattiamo il prossimo. Anzi, meglio. Ve lo spiego con un’illustrazione. Ho portato un po’ di ceci e ora ci riempio un vasetto. Se, quando è colmo, gli do dei colpetti, i ceci si assestano e il livello cala. Così ce n’entrano di più. Arrivato al colmo, se continuo a metterceli, si forma un cucuzzolo e poi qualcuno cade. Dio vuole restituirci il massimo, questo significa che ci ridà una misura «scossa, traboccane». Prima pensavo che essere generosi era un dovere, ma nella Bibbia ho scoperto un segreto: a essere generosi conviene, perché poi Dio è ancora più generoso con noi.

SCHEDA N. 5. Lezione 1E.

Gli insegnamenti di non giudicare, non condannare, perdonare e dare non sono separati, ma collegati. Perché quello di Gesù è un tipico modo ebraico di esporre. Mentre noi siamo portati a definire un concetto, poi un altro e poi un altro ancora, nell’esposizione ebraica spesso succede che il primo concetto è poi ripetuto con altre parole, o visto da altre angolature. «Non GIUDICATE» ha così il senso dell’insegnamento successivo di non mettersi in cattedra per CONDANNARE l’altro. Per noi e per il prossimo è facile sbagliare e allora, dobbiamo essere disposti a PERDONARE, con il quarto insegnamento che li riassume tutti, invitandoci a essere pronti a DARE.

Oltre a dirci qual è l’atteggiamento giusto verso il prossimo, Gesù ci fa vedere anche qual è quello sbagliato: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell’occhio tuo?» (v. 41). Qui Gesù mette in evidenza un vizio quasi impossibile da eliminare (pensando anche a me stesso), che è quello di concentrarci sui difetti del prossimo anche piccoli (le «pagliuzze»), trascurando i nostri difetti anche più grandi (le «travi»).

Finiamo ripetendo il versetto chiave: «NON GIUDICATE E NON SARETE GIUDICATI» (Luca 6:37).