Fernando De Angelis, DA ADAMO AGLI APOSTOLI

Una panoramica di tutta la Bibbia basata sul testo in sé

 

Volume IV

La Buona notizia di Giosuè da Nazaret

 Note al Vangelo di Matteo alla luce dell’Antico Testamento

 

Note a Matteo- Capp. 1-7 Bozza 2: aggiunte rispetto alla Bozza 1

Per venire incontro a chi ha poco tempo, riporto sotto l’essenziale delle aggiunte introdotte nel passaggio dalla Bozza 1 alla Bozza 2. In un file scaricabile sono contenute le stesse aggiunte segnate con il rosso e con più contesto (Scarica qui il file delle aggiunte a Bozza 2), mentre un altro file rappresenta la nuova Bozza 2 dei capp. 1-7 (Scarica qui il file dei capp. 1-7 Bozza 2).

Alcuni hanno letto la Bozza 1 esprimendo qualche apprezzamento, consigliando qualche cambiamento e facendo qualche rimprovero. Tutto ciò l’ho molto apprezzato e spero che se ne aggiungano altri. Il difetto che mi è stato fatto presente di più è di avere troppo spesso e troppo negativamente giudicato le chiese, con l’invito a esporre le convinzioni maturate senza fare polemica. Il rimprovero mi è apparso sensato e così ho eliminato o attenuato le critiche negative, senza però rinunciare completamente a quell’atteggiamento di contestazione che sento come un dovere e un servizio da rendere a Dio ed ai fratelli, seppur facendo attenzione a non sentirmi superiore a nessuno. Molti suggerimenti di modifica o integrazione sono stati accolti.

Qualcosa del dialogo svoltosi è sui recenti “Ping pong” n. 10, 11 e 12, che sono stati così integrati nella Bozza2:

Ping pong 10. “Quarto impero di Daniele: Grecia o Roma”. È andato a costituire l’Approfondimento n. 5, posto in fondo al cap. 6.

Ping pong 11. “Questo mondo è governato da Dio o dal Diavolo?”. Integrato nel cap. 7/2/8.

Ping pong 12. “Originale in ebraico e dopo Marco?”. È stato integrato nel cap. 1/1.

 

PREFAZIONE

[…] Mentre nelle Note agli Atti ho cercato di evidenziare i collegamenti con le restanti parti del Nuovo Testamento, i rapporti che qui privilegio sono invece quelli con l’Antico Testamento: sia perché è Matteo stesso a farlo in modo esplicito, sia perché proverò a cogliere anche i riferimenti impliciti. Desidero concentrarmi sul messaggio che ha voluto trasmettere Matteo, evitando di descrivere gli sviluppi presenti nella successiva opera degli apostoli, che è spesso oggetto di controversie e che potrebbe perciò distrarci.

Quando si parla di “Vangelo” si intendono di norma tutti e quattro, vedrò allora di mettere in evidenza le differenze più significative, prima di tutto con gli altri due sinottici (Marco e Luca), poi anche con quello di Giovanni. Vorrei così aiutare il lettore ad avere una prima idea anche degli altri tre Vangeli, ma con brevi parentesi che non interrompano il nostro concentrarci sul senso che Matteo vuol dare al suo racconto.

Cercherò di far comprendere anche chi non ha letto i primi tre libri della collana, evitando però di ripetermi e usando i rimandi alle specifiche parti presenti nei volumi precedenti.

 

Capitolo1

PRIMA PANORAMICA SUL VANGELO DI MATTEO

 

1.DIVERSITÀ DEL PUNTO DI VISTA NEI QUATTRO VANGELI

[…] Dopo la discesa dello Spirito Santo (Atti 2), gli apostoli si dedicarono alla predicazione ed è verosimile che presto arrivarono ad una “codificazione orale” del messaggio trasmesso, memorizzato dai discepoli a loro più vicini. Crediamo che questa “prima codificazione orale” operata dagli apostoli sia ciò che accomuni i tre Vangeli sinottici, sia che vi abbiano attinto direttamente, sia che l’abbiano ripresa da chi eventualmente l’aveva già messa per scritto.

[…] Siccome fino ad Atti 10 e oltre il Vangelo era predicato solo agli Ebrei (Atti 11:19), sembra evidente che quello di Matteo sia il più antico: anche se fosse stato messo per scritto dopo quello di Marco, non abbiamo dubbi che sia stato in qualche modo elaborato e codificato oralmente per primo. Alcuni portano ragionevoli argomenti per sostenere che Matteo abbia originariamente usato l’ebraico (o l’affine aramaico diffuso fra gli ebrei del tempo), ma consideriamo fuor di dubbio che poi la versione greca sia stata approntata da Matteo stesso, o comunque con l’approvazione degli apostoli. Il Vangelo di Matteo in lingua greca lo consideriamo perciò come un indiscusso e autorevole originale, qualunque sia stato il processo attraverso il quale sia giunto a maturazione.

[…]

Il nostro obiettivo è di avere una convergenza più ampia possibile sul testo in sé, perciò le questioni che si basano su motivazioni extrabibliche tendiamo a evitarle, oppure prenderemo una determinata posizione motivandola, senza però che essa costituisca un criterio determinante nella valutazione del testo.

In ogni caso, i Vangeli raccontano la vita di Gesù incarnato, dando solo un cenno sull’inizio della vita di Gesù risorto che suscita molte domande, lasciate insoddisfatte dai Vangeli e affrontate poi dalla restante parte del Nuovo Testamento.

[…]

4.L’ALTERNANZA FOLLA/DISCEPOLI E LE SEI FASI DEL REGNO DI DIO

[…] Nel Vangelo di Matteo il senso di una storia è molto forte e il concetto di “regno di Dio”, pur ancorandosi inizialmente all’Antico Testamento, subisce poi uno sviluppo che finisce per inquadrarlo in modo molto diverso. Non approfondiremo subito la questione perché complessa, limitandoci ora ad elencare le sei fasi che abbiamo individuato e sulle quali esprimeremo via via le nostre motivazioni.

[…]

Separando una parte introduttiva iniziale (1:1 a 4:22) e una parte finale che comincia con l’arresto di Gesù (26:47 a 28:20), considerando i suddetti segni di inizio e fine sezione insieme a altre indicazioni presenti nel testo, la parte centrale del Vangelo di Matteo (4:23 a 26:46) risulta essere costituita da sei alternanze fra l’insegnamento rivolto a tutti e quello indirizzato ai più vicini. È su queste basi che abbiamo individuato la “struttura narrativa” rappresentata nel sottostante schema, che s’intreccia con le sei parti riguardanti lo sviluppo del concetto di “regno di Dio” (“macrostruttura”).

PARTE I: GESÙ “MESSIA ATTESO”, PRIMA DELL’OPERA PUBBLICA (1:1 a 4:22)

1-2.                  Origine e storia di Gesù prima del suo ministerio pubblico.

  1. Giovanni Battista, precursore-preparatore dell’opera pubblica di Gesù.

4:1-11.            Lotta con il Diavolo, prima di iniziare l’opera.

4:12-22.          Le basi organizzative del suo operare.

PARTE II: L’AVVIO DI UN REGNO OFFERTO PER SUBITO (4:23 a 10:42)

4:23-25.          Sintesi del primo insegnamento a tutti.

5-7.                 Primo insegnamento ai più vicini.

8-9.                 Secondo insegnamento a tutti.

  1. Secondo insegnamento ai più vicini.

PARTE III: REGNO RIFIUTATO DAI GRANDI E RIVELATO AI PICCOLI (11:1-30)

11:1-30.          Terzo insegnamento a tutti (prima parte).

PARTE IV: FIGLI DEL REGNO CONTRO FIGLI DEL DIAVOLO (12:1 a 26:46)

12:1 a 13:35.   Terzo insegnamento a tutti (seconda parte).

13:36-52.                    Terzo insegnamento ai più vicini.

13:53 a 16:4.   Quarto insegnamento a tutti.

16:5 a 18:35.   Quarto insegnamento ai più vicini.

19:1-26.                                  Quinto insegnamento a tutti.

19:27 a 20:28.             Quinto insegnamento ai più vicini.

20:29 a 23:39.             Sesto insegnamento a tutti.

24:1 a 26:46.   Sesto insegnamento ai più vicini.

PARTE V: LA MORTE DI GESÙ NE FA UN MESSIA “SUPPOSTO” (26:47 a 27:66)

26:47 a 27:66.             Arresto e crocifissione di Gesù.

PARTE VI: GESÙ RISORTO RIPRENDE A COSTRUIRE IL REGNO (28:1-20)

28:1-15.                      Risurrezione di Gesù.

28:16-20.        Conclusione.

 

PARTE I

GESÙ COME “MESSIA ATTESO”,

PRIMA DELL’OPERA PUBBLICA (1:1 a 4:22)

 

Capitolo2

«LIBRO GENEALOGICO DI GIOSUÈ,

UNTO FIGLIO DI DAVIDE, FIGLIO DI ABRAAMO» (1:1)

 

2.“GENEALOGIA” O “LIBRO GENEALOGICO”?

[…] L’assenza della prima parola del Vangelo di Matteo, insomma, ostacola la comprensione del significato complessivo che l’autore vuol dare all’insieme del libro: un significato che comunque si può ricavare dal resto del Vangelo e del Nuovo Testamento.

[…]

6.“FIGLIO DI DAVIDE, FIGLIO DI ABRAAMO”

[…] Cornelio trovò salvezza (Atti 10:43-44) sostanzialmente attraverso un solo versetto del Vangelo: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti» (Mat 20:28; Mar 10:45). Se però ci fermiamo a quell’essenziale restiamo dei “bambini in Cristo” (1Cor 3:1), che proprio quando non crescono mentalmente si convincono di aver già capito tutto! Una caratteristica comune ai sapienti, infatti, è che sono consapevoli di quanto poco conoscono. Una famosa frase del grande filosofo greco Socrate è: «So di non sapere nulla». Mentre lo scienziato Isaac Newton, considerato il più grande fino allora, replicò a chi lo ammirava: «Nell’oceano della conoscenza, ci ho appena messo i piedi a bagno». Su toni simili è una frase di Paolo: «Se qualcuno si pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere» (1Cor 8:2). Il vero saggio sente il bisogno di imparare di più, mentre chi è sciocco e orgoglioso si convince che non ha bisogno di accrescere il suo sapere. Avere cura dell’essenziale non significa che bisogna fermarsi all’essenziale.

[…]

Capitolo3

GESÙ: VERO UOMO E VERO DIO PER NASCITA (1:2-25)

 

  1. UNA GENEALOGIA UMANA SCANDALOSA (1:2-17)

[…] Rut, sul piano individuale, è una delle figure spiritualmente più elevate (e amate) dell’Antico Testamento. Anche se apparteneva ad un popolo moabita che era stato maledetto (Deu 23:3-6), Dio ne fece una progenitrice di Davide (Mat 1:5; Rut 4:18-22).

[…] Maria è perciò la quinta donna che è presente nell’elenco, ma differisce dalle altre perché era inevitabile nominarla e per i credenti è certamente un esempio eccelso, ma nei confronti dei non credenti aveva anche lei qualcosa di imbarazzante, non potendo dimostrare di essere rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.

[…] Matteo finisce l’elenco dei progenitori precisando che li ha suddivisi in tre gruppi di quattordici ciascuno e sappiamo che ciò è stato ottenuto facendo dei salti. Forse allora la suddivisione è fatta per aiutare la memorizzazione e può darsi che il numero 14 sia stato scelto perché è applicabile a Davide: in ebraico, infatti, le lettere dell’alfabeto hanno anche un valore numerico (la prima vale 1, la seconda 2, ecc.) e la somma dei valori numerici delle lettere della parola Davide è proprio 14. Un altro modo per porre Davide al centro è che viene definito «il re» (1:6), qualifica non precisata per gli altri. L’ultima particolarità che segnaliamo è lo stacco che fa Matteo ricordando la deportazione in Babilonia (1:11-12): la storia d’Israele sarebbe dovuta finire lì, perciò quella dopo la deportazione è ancor più una storia della grazia di Dio.

[…]

4.MATTEO TRAVISA LE PROFEZIE DELL’ANTICO TESTAMENTO? (1:22-23)

[…] Israele è stato un figlio spesso disubbidiente, riscattato dal figlio ubbidiente Gesù, per mezzo di quella “solidarietà fra fratelli” già espressa da Giuseppe (Gen 37-45): un eroe che Stefano implicitamente indica come anticipatore di Gesù (Atti 7:9-14).

[…]

Capitolo6

GIOVANNI BATTISTA:

PREPARARSI PER ENTRARE NEL REGNO DI DIO (3:1-12)

[…]

2.IL “REGNO DEI CIELI” COME “QUINTO REGNO” DI DANIELE

[…] L’inizio di Luca ribadisce più volte un’attesa di liberazione anche politica […] Ciò che è più significativo, però, è che l’attesa di un immediato avvento del regno di Dio permane fino a poco prima della crocifissione (Luca 19:11). Permane anche dopo (cfr. Giov 21:23; Atti 1:6; 1Tes 4:5; Apo 22:20), ma non vogliamo allargare troppo il nostro orizzonte.

[…] Se il Battista annuncia l’imminente arrivo del “quinto impero”, significa allora che il “quarto impero” profetizzato da Daniele è quello di Roma? Noi continuiamo a sostenere quanto scritto nel Riassunto dell’AT, cioè che il “quarto impero” sia quello greco, ma preferiamo affrontare la questione a parte, nell’Approfondimento n. 5 posto alla fine di questo capitolo.

[…]

Approfondimento n. 5

Quarto impero di Daniele: Grecia o Roma?

[Vedere “Ping pong 10”]

 

Capitolo 7

PREPARATIVI PRIMA DELL’IMPEGNO PUBBLICO (3:13 A 4:22)

[…]

  1. LO SPIRITO CONDUCE GESÙ DAL DIAVOLO (4:1-11)

 

  1. Le tre tentazioni.

[…] Una specie di Diavolo, cioè Giuda, paradossalmente Gesù volle tenerselo vicino: «Non ho io scelto voi dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!» (Giov 6:70). Da questo passo si deduce che Giuda non si corruppe alla fine, quando invece manifestò ciò che era fin dall’inizio (cfr. Giov 12:4-6).

Prendere atto di tutto ciò influenza l’impostazione dell’educazione da dare ai figli, la conduzione di una chiesa e i rapporti con il prossimo. È stato chiesto di fare qualche esempio e allora apriamo una “parentesi applicativa”. Nel caso dell’educazione dei figli non bisognerebbe essere super protettivi, ma abituarli ad affrontare difficoltà proporzionate all’età. Mentre nella conduzione di una chiesa locale e nei rapporti con il prossimo, se Dio è con noi, se stiamo seguendo le vie di Dio, se Dio ha deciso di proteggerci, non dobbiamo temere nessun malintenzionato, perché sarà Dio stesso a proteggerci, allontanandolo da noi a suo tempo e a suo modo, a volte facendoci capire anche un’adeguata strategia.

[…]

  1. Non trascurare il Deuteronomio.

[…] Le tre citazioni di Mosè (Deu 8:3; 6:16; 6:13-14) rievocano poi un comportamento nel deserto, da parte di Israele, che ebbe molte debolezze. Gesù invece supera la prova nel deserto e della sua vittoria ne beneficeranno tutti quelli che si affideranno a lui, a cominciare dagli appartenenti al popolo d’Israele del quale egli è re.

[…]

  1. SCELTA DELLA BASE OPERATIVA E PRIMI COLLABORATORI (4:12-22)

[…]

  1. Cafarnao, una base operativa più adatta di Nazaret.

[…] Abbiamo già accennato che Gesù iniziò l’opera pubblica quando aveva «circa trent’anni» e cogliamo ora un’analogia con Davide, che proprio a quell’età cominciò a regnare (2Sam 5:4).

[…]