Fernando De Angelis

Da Adamo agli apostoli

Una panoramica di tutta la Bibbia basata sul testo in sé

 

 Volume IV

NOTE AL VANGELO DI MATTEO

alla luce dell’Antico Testamento

BOZZA 1 fino cap. 1 (12/1/17) Scarica qui il file Mat 1-2

Nei miei precedenti lavori sulla Bibbia, le convinzioni di partenza si sono molto approfondite in corso d’opera, perciò è presumibile che il testo finale sia diverso in più punti: anche per il previsto confronto su questa bozza, i cui capitoli saranno via via messi sul sito www.fernandodeangelis.it .

Le citazioni di quattro libri saranno abbreviate come indicato sotto. I primi tre sono miei ed editi da “La Pietra angolare” nel 2016.

Riassunto dell’Antico Testamento = Riassunto AT.

Ritornare al Vangelo di Pietro e Paolo. Note agli Atti degli apostoli = Note agli Atti.

La struttura fondamentale dell’Apocalisse = Struttura dell’Apocalisse.

I commenti di John MacArthur ad un’apposita edizione della Bibbia (La Sacra Bibbia con note e commenti di John MacArthur, Società Biblica di Ginevra, 2007), saranno indicati con l’autore e il testo biblico di riferimento; esempio: Nota MacArthur a Matteo 10:15.

INDICE

Prefazione 

Cap. 1. Prima panoramica sul Vangelo di Matteo 

  1. Diversità del punto di vista nei quattro Vangeli
  2. Quando bisognerebbe leggere il Vangelo di Matteo?
  3. Viva i traduttori-traditori
  4. La nostra suddivisione del Vangelo di Matteo

 

PREFAZIONE

Mi sono presto reso conto che non potevo prendermela con calma, dopo aver pubblicato i primi tre libri della collana Da Adamo agli apostoli (Riassunto AT, Note agli Atti e Struttura dell’Apocalisse). Chi legge i tre libri e ne accoglie la visione unitaria della Bibbia, infatti, si pone domande e gli vengono mosse obiezioni, ricavate soprattutto dai Vangeli e dalla Lettera agli Ebrei, alle quali è divenuto urgente rispondere.

Si argomenta che nel discorso sul monte, per esempio, Gesù si sarebbe contrapposto all’Antico Testamento, dato che afferma ripetutamente: «Voi avete udito che fu detto, ma io vi dico…» (Mat 5:21,27 e altri). Gesù avrebbe poi cambiato l’osservanza del sabato e la distinzione fra cibi puri e impuri (Mat 15:1-20), eliminando la lapidazione per le adultere («Chi è senza peccato…», Giov 8:7). Nella Lettera agli Ebrei, invece, si considerano come inequivocabili novità il fatto che siamo ora in un “Nuovo Patto”, nel quale c’è stato un cambio di sacerdozio e di legge (Ebr 7:12; 8:8).

Di fronte ad obiezioni di questo tipo, non pochi sostenitori dell’unità della Bibbia si trovano in imbarazzo e allora alcuni, sapendo che considero quelle argomentazioni come infondate, me ne hanno chiesta la spiegazione. Per andare al di là di risposte occasionali e parziali, ho allora deciso di iniziare una rilettura del Vangelo di Matteo (con apertura di parentesi sugli altri tre Vangeli), alla quale far seguire quella sulla Lettera agli Ebrei. La mia convinzione è che le obiezioni all’unità della Bibbia non dipendono tanto dai testi in sé del Nuovo Testamento, ma da altre cause: quali per esempio una inesatta comprensione dell’Antico Testamento, oppure una mancata inquadratura di quei passi nel loro contesto.

Come fatto nei tre libri precedenti, non entrerò in tutti i dettagli, ma cercherò per lo più di cogliere i collegamenti del Vangelo di Matteo: da un lato con l’Antico Testamento, dall’altro con i successivi insegnamenti degli apostoli. Continuando a basare le mie note soprattutto sulla lettura semplice del testo, senza rifarmi alla grande mole di lavoro operata dagli studiosi, che però non disprezzo e della quale mi sono giovato una prima volta da giovane, quando ho seguito quella specie di scuola biblica che Alfredo Terino aveva organizzato nella sua casa; adesso cercherò di approfittarne di nuovo in un modo molto semplice, cioè consultando i commenti che John MacArthur ha posto in calce ad un’apposita edizione della Bibbia indicata all’inizio.

Mi è però sembrato riduttivo rileggere il Vangelo concentrandomi solo sull’insegnamento di Gesù, sentendo per me stesso l’esigenza di non trascurare la persona di Gesù, cogliendo l’occasione di stare con Gesù, perché è proprio l’essere stati con Gesù ciò che si notava negli apostoli (Atti 4:13). Eviteremo però di fare speculazioni fantasiose, anche se ci permetteremo delle congetture plausibili, in modo da cogliere ciò che nei Vangeli (specie sinottici) è spesso velato da un rigoroso stile distaccato, concentrato sui fatti e sugli insegnamenti.

 

Capitolo 1

PRIMA PANORAMICA SUL VANGELO DI MATTEO

 

  1. Diversità del punto di vista nei quattro Vangeli 

È molto diffusa la convinzione che una vicenda già avvenuta possa essere raccontata in modo oggettivo, ma è un’idea sbagliata, perché la realtà è complessa e può essere osservata da più punti di vista; un detto recita: «Storia finita, storia infinita» e vuol dire che, quando una storia si è conclusa, si può raccontare in infiniti modi. Su questo non ci dilungheremo perché ci siamo soffermati un po’ nel cap. 4 delle Note agli Atti (Approfondimento n. 1, Soggettività della Storia, e Approfondimento n. 2, Il punto di vista paolino di Luca).

Giovanni esprime chiaramente la soggettività del suo Vangelo, dato che così conclude: «Vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero» (Giov 21:25). Giovanni ha dunque operato una selezione dei fatti e altrove precisa che li ha poi raccontati con una determinata finalità: «Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome» (Giov 20:30-31). Insomma, Giovanni ha evidentemente scritto cose vere, ma siccome era impossibile scriverle tutte, sembra essersi prefisso in primo luogo l’irrobustimento della fede nei credenti, sviluppando il tema della divinità di Gesù e del significato del credere.

Matteo ha scritto per un pubblico al quale interessavano particolarmente due corrispondenze, cioè quella fra Gesù e il Messia promesso, ma anche quella fra il suo messaggio e il contenuto dell’Antico Testamento: ecco perché si addentra nelle questioni profetiche e dottrinali, caratterizzandosi in sostanza come un Vangelo per gli Ebrei. Siccome fino Atti 10 e oltre il Vangelo era predicato solo agli Ebrei (Atti 11:19), sembra evidente che il Vangelo più antico sia quello di Matteo.

Il Vangelo di Marco, nonostante sia stato composto anch’esso in lingua greca, è chiaramente rivolto ad un pubblico di cultura romana ed il suo contenuto è quasi tutto già presente in Matteo, se ne deduce che Marco dovrebbe aver preso come base Matteo, togliendo tutto ciò che non era adatto o non interessava ad un romano. Marco ha infatti ridotto al minimo le citazioni dell’Antico Testamento e i discorsi di tipo dottrinale, concentrandosi sulle azioni, che i Romani ponevano al centro del loro interesse. Pur essendo più corto, però, in questo Vangelo si possono cogliere precisazioni e sfumature assenti negli altri e che, in qualche caso, porremo in evidenza.

Luca indica chiaramente che considera i suoi due libri, Vangelo e Atti degli apostoli, come un tutt’uno, essendo ambedue dedicati a Teofilo (Luca 1:3; Atti 1:1), volendo con essi far vedere non solo gli insegnamenti di Gesù, ma anche come sono stati poi messi in pratica dagli apostoli. Luca sembra scrivere per quel variegato mondo di lingua greca che comprendeva persone di tutti i popoli, essendo allora il greco la lingua di comunicazione internazionale.

 

  1. Quando bisognerebbe leggere il Vangelo di Matteo? 

Quello di Matteo è stato il primo libro della Bibbia che ho letto e mi ha lasciato un’impronta indelebile, che ha condizionato tutta la mia visione successiva della Parola di Dio: non mi dispiace che sia stato così. Oggi, però, mi rendo conto che per comprenderlo meglio è essenziale la conoscenza dell’Antico Testamento, che Matteo presuppone nei suoi lettori; ciò mi ha portato a dire a volte una sciocchezza: cioè che ne andrebbe proibita la lettura a chi non ha prima assorbito l’Antico Testamento. Qualsiasi parte della Parola di Dio, invece, può essere usata dallo Spirito Santo per farcene una salutare applicazione personale.

I Vangeli sono posti prima degli Atti, ma il Vangelo di Matteo è stato pensato dopo Atti 2, cioè dopo l’ascensione al cielo di Gesù, dopo la discesa dello Spirito Santo e dopo il costituirsi di una comunità intorno agli apostoli: cioè dopo che la vicenda di Gesù si era conclusa e se ne erano visti i frutti. Gli altri tre Vangeli andrebbero collocati addirittura nella parte finale del libro degli Atti. Aggiungiamo che i Vangeli terminano con la risurrezione di Gesù, cioè con una situazione misteriosa e perciò con una storia ancora aperta: nessun Vangelo poteva essere scritto in quel momento, quando non era ancora chiaro il senso complessivo della venuta di Gesù. Sono gli apostoli, come si vede negli Atti e nelle loro Lettere, a fare una sintesi e un’applicazione dei Vangeli, redatti da loro o comunque da loro approvati. La sostanza dei Vangeli, così, è in armonia con il contenuto delle Lettere, trovando in esse la spiegazione. I Vangeli, insomma, sono una specie di “Lettere degli apostoli”, pensati nello stesso periodo di quelle Lettere: Vangeli e Lettere, allora, fanno parte di un’unica visione. Di più, i numerosi passi profetici di Matteo trovano spiegazione nell’Apocalisse. Tutto ciò potrebbe portarci ad una conclusione paradossale: cioè che i Vangeli andrebbero letti alla fine del Nuovo Testamento, più che all’inizio, o almeno dopo gli Atti. Per fare un esempio, la Presentazione in un libro moderno è collocata all’inizio e così si legge per prima, ma è scritta per ultima: qualcosa di simile è con il Nuovo Testamento, nel quale i Vangeli sono giustamente posti all’inizio, ma la loro redazione va certamente collocata più avanti.

Alla domanda su quando leggere il Vangelo di Matteo, allora, sono costretto a rispondere con un «sempre». Certo è che, più abbiamo letto e compreso le parti della Bibbia che lo precedono e quelle che lo seguono, più siamo in grado di comprendere il Vangelo di Matteo, che riassume tutta la Bibbia precedente e anticipa tutta quella seguente.

Questo quarto volume della collana “Da Adamo agli apostoli” viene dopo aver esaminato l’Antico Testamento, gli Atti e l’Apocalisse: sono state le circostanze e le necessità pratiche, riscontrate nei dialoghi con gli amici, a guidarmi in questa scelta dei tempi, della quale solo ora ne comprendo meglio l’opportunità.

Leggere insieme il Vangelo di Matteo, in conclusione, sarà allora anche un ripercorrere per la seconda volta tutta la Bibbia, approfondendone alcuni temi.

 

  1. Viva i traduttori-traditori 

È noto che tradurre significa tradire, perché non è completamente possibile rendere comprensibili in una lingua i concetti originariamente espressi in un’altra: è infatti necessario “adattarli”, il che significa che, dove più e dove meno, bisogna anche cambiarli. A queste infedeltà inevitabili, le traduzioni della Bibbia ne aggiungono altre, dovute al fatto che il traduttore non opera in solitudine, ma è connesso con la Chiesa alla quale è destinata la traduzione e, se la Chiesa è deformata, non può che cercare di armonizzare la traduzione con quelle deformazioni. Oggi, dopo duemila anni di storia della Chiesa nella quale non sono mancate le deviazioni, le traduzioni non possono che riflettere quei compromessi: la traduzione è la tradizione, ha sintetizzato Sergio Quinzio.

Ci sarebbe di che disperare, ma proprio dalle traduzioni in italiano che circolano ho imparato un “percorso di risalita” da fare in più tappe. Il primo obiettivo che dobbiamo porci è quello di approfittare al meglio della traduzione che si ha. Ci sono un’infinità di cose belle e di cose chiare che possiamo trovare anche nella peggiore delle traduzioni: se cominciamo a metterle in pratica, vedremo aprirsi altri orizzonti di comprensione.

Il secondo obiettivo è di fare bene attenzione a quelle scelte che i traduttori dichiarano di aver fatto, per valutare sulla base di quale presupposti le hanno fatte e se siamo d’accordo con tali presupposti. Per esempio, tutti sanno che la parola greca “Cristo” traduce l’originale ebraico “Messia” ed ha il significato di “Unto”: nelle Bibbie in italiano viene usato “Cristo” sulla base di una scelta tradizionale che ha un suo significato e che comporta certe conseguenze; contestare una scelta di questo tipo vedremo che può essere un modo per capire meglio alcune parole del Nuovo Testamento, mentre non andremo sicuramente a contestare scelte dipendenti da problemi linguistici che non siamo in grado di affrontare. Quando invece si intuisce che ci troviamo di fronte ad una traduzione che sarebbe ovvia, ma che non viene attuata per scelte teologico-culturali, allora è bene consultare qualche amico che conosce il greco (o un professore di Liceo classico) per farci fare una traduzione letterale che in certi casi risulta molto utile.

Già nella prima frase del Vangelo di Matteo, comunque, avremo l’occasione per vedere in concreto qualche problema di traduzione, perciò non stiamo ora a dilungarci, tanto più che all’inizio del Riassunto dell’AT ci siamo già soffermati su tali problematiche (Criteri di studio, par. 1, 2, 6). In ogni caso, ribadiamo che lo Spirito Santo può usare anche una traduzione poco accurata e applicarla alla nostra vita, dandoci la forza e la gioia di una vita rinnovata.

In sintesi, desideriamo portare avanti due atteggiamenti solo in apparenza contraddittori, derivanti ambedue dall’amore per la Bibbia: da un lato apprezzare e difendere le attuali traduzioni, dall’altro mettere in evidenza la necessità di migliorarne l’aderenza all’originale.

 

  1. LA NOSTRA SUDDIVISIONE DEL VANGELO DI MATTEO

Molte parti dei Vangeli, soprattutto dei sinottici, sono viste come schede poste l’una accanto all’altra, senza  che siano collegabili in uno schema. Spesso non si sa a che punto si trova la parabola delle zizzanie, né in quale Vangelo si trovi quella del figlio prodigo. Come se Gesù avesse detto dall’inizio alla fine le stesse cose, come se la sua non fosse una storia e che come tale ha un inizio, uno sviluppo e una conclusione.

Nel Vangelo di Matteo il senso di una storia è molto forte e il punto di arrivo è per certi versi opposto a quello di partenza; ne riparleremo via via, mentre ora ci basta individuare una sua suddivisione a grandi linee. Un primo orientamento può darcelo il fatto che nel Vangelo di Matteo sono presenti e distanziate cinque serie di discorsi, al termine delle quali è riportata una variante della frase «Quando Gesù ebbe finito questi discorsi» (7:28; 11:1; 13:53; 19:1; 26:1). Oltre a questi segni di “fine sezione” ce ne sono altri di “inizio sezione”, nei quali Gesù passa dal rivolgersi a tutti ad interagire con quelli più intimi, cioè gli apostoli e i discepoli in genere, che si “avvicinano” a lui per ascoltarne un insegnamento più approfondito a loro riservato (5:1; 10:1; 13:36; 16:5-6; 19:27-28; 24:1).

Separando una parte introduttiva iniziale (1:1 a 4:22) e una parte finale che comincia con l’arresto di Gesù (26:47 a 28:20), considerando i suddetti segni di inizio e fine sezione insieme ad altre indicazioni presenti nel testo, la parte centrale del Vangelo di Matteo (4:23 a 26:46) risulta essere costituita da un’alternanza fra l’insegnamento rivolto a tutti e quello indirizzato ai più vicini. È su queste basi che abbiamo individuato il sottostante schema del Vangelo di Matteo, che ci sarà di orientamento e del quale ne vedremo via via la corrispondenza.

1-2. Origine e storia di Gesù prima del suo ministerio pubblico.

3. Giovanni Battista, precursore-preparatore dell’opera pubblica di Gesù.

4:1-11. Lotta con il Diavolo, prima di iniziare l’opera.

4:12-22. Le basi organizzative del suo operare.

4:23-25. Sintesi del primo insegnamento a tutti.

5-7. Primo insegnamento ai più vicini.

8-9. Secondo insegnamento a tutti.

10. Secondo insegnamento ai più vicini.

11:1 a 13:35. Terzo insegnamento a tutti.

13:36-52. Terzo insegnamento ai più vicini.

13:53 a 16:4. Quarto insegnamento a tutti.

16:5 a 18:35. Quarto insegnamento ai più vicini.

19:1-26. Quinto insegnamento a tutti.

19:27 a 20:28. Quinto insegnamento ai più vicini.

20:29 a 23:39. Sesto insegnamento a tutti.

24:1 a 26:46. Sesto insegnamento ai più vicini.

26:47 a 28:15. Arresto, crocifissione e risurrezione di Gesù.

28:16-20. Conclusione.